Caesar kalendis Decembribus Mediolano egressus est deductusque ab Augusto ad usque locum duabus columnis insignem, qui Laumellum interiacet et Ticinum, itineribus rectis Taurinos pervenit, ubi nuntio percellitur gravi, qui nuper in comitatum Augusti perlatus de industria silebatur ne parata diffluerent. Indicabat autem Coloniam Agrippinam, ampli nominis urbem in secunda Germania, pertinaci barbarorum obsidione reseratam magnis viribus et deletam.
Quo maerore perculsus velut primo adventantium malorum auspicio murmurans querulis vocibus saepe audiebatur: nihil se plus adsecutum quam ut occupatior interiret.
Cumque Viennam venisset, ingredientem optatum quidem et impetrabilem honorifice susceptura omnis aetas concurrebat et dignitas proculque visum plebs universa cum vicinitate finitima, imperatorem clementem appellans et faustum, praevia consonis laudibus celebrabat, avidius pompam regiam in principe legitimo cernens: communiumque remedium aerumnarum in eius locabat adventu, salutarem quendam genium adfulsisse conclamatis negotiis arbitrata. Tunc anus quaedam orba luminibus cum percontando quinam esset ingressus, Iulianum Caesarem conperisset, exclamavit hunc deorum templa reparaturum.

Traduzione

L’imperatore giunse a Milano il primo dicembre e fu condotto dall’Augusto (Costanzo) fino al luogo celebre per le due colonne, che era situato tra Lamello e Ticino, giunse a Torino con un tragitto diretto, dove fu investito da un grave notizia, che riferita al seguito dell’Augusto, era stata taciuta di proposito, affinché non si rimandassero i preparativi di guerra. La notizia diceva che la Colonia Agrippina, città di grande importanza nella Germania settentrionale, dopo un insistente assedio dei barbari, era stata conquistata e distrutta con immense forze. Afflitto da ciò, come da un iniziale presagio di sventure incombenti, spesso lo si sentiva lamentarsi con un tono di voce disperato: che nient’altro aveva guadagnato, se non di morire alquanto affaccendato. Ed essendo giunto a Vienna, a lui che entrava venne incontro gente di ogni età e grado, e quando fu visto da lontano tutti i cittadini lo acclamavano con lodi adatte a un imperatore così pieno di umanità e che esaudiva le loro speranze: e attribuivano al suo arrivo un comune rimedio delle pene, pensando che apparisse un qualche genio salvifico, acclamati gli affari. Allora una vecchia cieca, chiedendo chi fosse arrivato, e avendo saputo che stava arrivando l’imperatore Giuliano, esclamò che questo avrebbe ricostruito i tempi degli dèi.