«Videsne illam urbem, quae parere

populo Romano coacta per me renovat pristina bella nec potest quiescere?’ Ostendebat autem Carthaginem de excelso et pleno

stellarum, illustri et claro quodam loco. ‘Ad quam tu oppugnandam nunc venis paene miles. Hanc hoc biennio consul evertes,

eritque cognomen id tibi per te partum, quod habes adhuc a nobis hereditarium. Cum autem Carthaginem deleveris, triumphum

egeris censorque fueris et obieris legatus Aegyptum, Syriam, Asiam, Graeciam, deligere iterum consul absens bellumque maximum

conficies, Numantiam exscindes. Sed cum eris curru in Capitolium invectus, offendes rem publicam consiliis perturbatam nepotis

mei».

Traduzione

«Vedi, laggiù, la città che, costretta per mio

tramite a ubbidire al popolo romano, rinnova le guerre d’un tempo e non riesce a rimanere in pace?». (Mi indicava Cartagine

dall’alto di un luogo elevatissimo e pieno di stelle, luminoso e nitido.) «Tu adesso vieni ad assediarla quasi come soldato

semplice, ma entro i prossimi due anni la abbatterai come console e ne otterrai, per tuo personale merito, quel soprannome che

fino a oggi hai ereditato da noi. Quando poi avrai distrutto Cartagine, celebrato il trionfo, rivestito la carica di censore e

percorso, in qualità di legato, l’Egitto, la Siria, l’Asia, la Grecia, verrai scelto, benché assente, come console per la

seconda volta e porterai a termine una guerra importantissima: raderai al suolo Numanzia. Ma, dopo che su un carro trionfale

sarai giunto al Campidoglio, troverai la repubblica sconvolta dai piani di mio nipote».