San Benedetto da Norcia: la vita

La grande svolta del monachesimo occidentale è dovuta a san Benedetto ( 480 – 547 circa ). Nato a Norcia, studia a Roma, ma disgustato dai vizi della città, Benedetto si ritira nella Sabina e a Subiaco, conducendo una vita di solitudine. Successivamente fonda una serie di monasteri e fra il 522 e il 526 scrive la Regola, che sarà  per secoli alla base della vita monastica in Occidente. Verso il 529 fonda il monastero di Montecassino.

San Benedetto da Norcia: il pensiero

Secondo Benedetto l’ozio è la maggior fonte di pericoli per l’anima; dunque, i cardini della regola, che egli detta per i monaci, sono il lavoro e la preghiera: famosa è l’espressione “ora et labora“. In un mondo sconvolto dalle invasioni barbariche, dalla crisi delle città , dall’impoverimento delle campagne, dal declino delle vie di comunicazione e del commercio, il monastero diventa anche una cellula economica autosufficiente, ma esso è prima di tutto un luogo di formazione ascetica e spirituale, più che intellettuale; infatti la regola di Benedetto non richiede espressamente la copiatura e lo studio dei libri.

San Benedetto da Norcia: il monastero

Entrare nel monastero significa operare una conversione radicale, l’interiorità  agostiniana diventa così anche luogo fisico: il monaco è chiuso a ciò che è esterno, i suoi valori fondamentali diventano l’umiltà  e l’obbedienza. Il monaco parla poco e coltiva la virtù del silenzio, in modo da poter ascoltare la vera parola, quella di Dio; inoltre ascoltare significa meditare su questa parola e obbedire ad essa. L’universo del monaco ruota intorno alla parola sacra, nelle forme della lectio, la lettura a voce alta dei libri sacri e delle opere ascetiche, dall’oratio, la preghiera e il canto corale, e dalla meditatio. L’esperienza di Benedetto si diffonde anche nel nord dell’ Europa, in connessione all’opera di evangelizzazione di quelle popolazioni, mentre nel continente i conflitti tra i re barbari contribuiscono al declino culturale.