Carta del docente 2025/26, il decreto slitta oltre gennaio: voucher ancora assenti

Carta del docente 2025/26, il decreto slitta oltre gennaio: voucher ancora assenti

La Carta del docente per il 2025/26 non è stata ancora erogata nonostante la scadenza del 30 gennaio. Dal ministero nessuna comunicazione sui tempi effettivi.
Carta del docente 2025/26, il decreto slitta oltre gennaio: voucher ancora assenti

La Legge n. 164 del 30 ottobre 2025 ha convertito il decreto-legge n. 127 del 9 settembre 2025, stabilendo che un decreto annuale, da adottare entro il 30 gennaio, definisca modalità e riparto dei fondi destinati alla Carta del docente. Il decreto avrebbe dovuto indicare il numero dei docenti beneficiari e l’importo spettante a ciascuno, nonché le nuove possibilità di utilizzo del bonus.

Con il D.L. n. 45/2025 l’importo annuale è diventato variabile, nella misura massima di 500 euro, sulla base delle risorse stanziate e del numero dei richiedenti. La platea è stata infatti allargata ai docenti assunti a tempo determinato con contratto fino al 30 giugno o al 31 agosto, includendo quindi anche i precari.

Tra le novità introdotte figura la possibilità di utilizzare la Carta anche per i trasporti, ampliando le opzioni di spesa oltre alla tradizionale formazione e aggiornamento professionale. Questa cornice normativa aveva generato l’aspettativa che i voucher fossero disponibili da gennaio 2026, in linea con la scadenza prevista dalla legge.

Le conseguenze operative: voucher annunciati per gennaio ma ancora assenti

Il portale ufficiale della Carta del docente aveva comunicato che i voucher per l’anno scolastico 2025/2026 sarebbero stati disponibili a partire da gennaio 2026. Tuttavia, al primo febbraio i fondi non risultano ancora accreditati e il decreto attuativo previsto entro il 30 gennaio non è stato pubblicato. Dal ministero dell’Istruzione non è giunta alcuna comunicazione in merito ai tempi effettivi di disponibilità né alle cause del ritardo.

La mancata attivazione dei voucher nei tempi annunciati comprime drasticamente la finestra temporale utile per l’utilizzo delle risorse: l’anno scolastico è ormai giunto a metà percorso e ai docenti restano solo quattro mesi prima della chiusura. Un periodo che sarà interamente assorbito dalle attività prioritarie di fine anno, tra cui prove parallele, verifiche Invalsi e completamento delle programmazioni didattiche.

Le ricadute su docenti e programmazione: spese rinviate e frustrazione crescente

L’assenza dei voucher si traduce in difficoltà concrete per oltre un milione di insegnanti che avevano programmato spese e investimenti nella propria formazione. Molti docenti speravano di utilizzare il finanziamento annuale, quest’anno stimato intorno ai 400 euro anziché i tradizionali 500, per acquistare abbonamenti alla stagione teatrale o cinematografica 2025/26, iniziate già in autunno e non certo a inverno inoltrato.

Altri avevano pianificato di destinare la somma ai corsi abilitanti o di specializzazione, spesso onerosi, contando sulla Carta per coprire almeno una parte dei costi di iscrizione. La mancata erogazione ha costretto molti a rinunciare o a posticipare percorsi formativi già calendarizzati.

Non mancano poi coloro che avrebbero voluto svolgere attività formative accreditate dal ministero stesso, in presenza o online, per aggiornare competenze didattiche e metodologiche. Il ritardo comprime ora la finestra temporale utile: con soli quattro mesi alla fine dell’anno scolastico, i docenti dovranno conciliare l’utilizzo dei fondi con prove Invalsi, verifiche finali e chiusura delle programmazioni, rendendo la gestione delle risorse ancora più complessa.

Le possibili giustificazioni e la richiesta di trasparenza: utilizzo esteso vs silenzio

Il ministero dell’Istruzione potrebbe sostenere che le somme della Carta del docente restano disponibili anche in estate e nell’anno scolastico successivo, garantendo così agli insegnanti una finestra temporale più ampia per pianificare acquisti e attività formative. Questa argomentazione attenua in parte l’urgenza del ritardo, ma non placa la frustrazione di chi aveva programmato spese immediate.

Tuttavia, l’assenza prolungata di comunicazioni ufficiali è percepita da molti docenti come un silenzio “assordante”, che mina la fiducia e ostacola la pianificazione professionale. La richiesta è netta: chiarezza e trasparenza valgono più del silenzio, soprattutto quando coinvolgono un milione di insegnanti e risorse destinate alla crescita professionale.

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