Giovani under 35 e lavoro: salari sotto i 1.500 euro, disparità di genere e la fuga verso il work-life balance

Giovani under 35 e lavoro: salari sotto i 1.500 euro, disparità di genere e la fuga verso il work-life balance

Il report Generationship 2025 rivela che il 56% delle donne under 35 guadagna meno di 1.500 euro al mese. Il 54% dei giovani cerca attivamente un nuovo impiego.
Giovani under 35 e lavoro: salari sotto i 1.500 euro, disparità di genere e la fuga verso il work-life balance

Il report Generationship 2025, realizzato da Kkienn e Unipol, fotografa una realtà retributiva critica: il 56% delle lavoratrici under 35 e il 35% dei coetanei uomini percepiscono meno di 1.500 euro al mese. La precarietà si manifesta nella diffusione di contratti atipici, che interessano il 42% delle donne contro il 28% degli uomini, mentre le lavoratrici risultano concentrate nelle piccole imprese (47% contro il 33% dei colleghi maschi).

Un giovane su quattro necessita di supporto economico familiare per sostenersi. Il 73% del campione considera inadeguata la retribuzione media offerta, denunciando che “con uno stipendio basso prima i giovani riuscivano a vivere, ora non più”.

Le basse retribuzioni guidano la classifica delle criticità (60%), seguite da incertezza e precarietà (46%), pretese eccessive (41%) e scarsa meritocrazia (41%).

La mobilità occupazionale: ricerca attiva e leve economiche

Il 54% degli under 35 occupati cerca attivamente una nuova posizione, superando la percentuale rilevata tra i colleghi adulti di 36-54 anni. La ricerca di alternative professionali diventa una condizione strutturale, non più episodica.

I canali online catalizzano il 73% delle attività: gli annunci sul web raccolgono il 52% delle preferenze, i social network il 33% e le app dedicate il 21%.

La leva principale per cambiare impiego è una retribuzione migliore, indicata dal 54% degli intervistati. Il report Generationship 2025 evidenzia come i giovani considerino adeguata una soglia vicina a 2.000 euro mensili, cifra distante dalla realtà per la maggioranza.

Tra i benefit, prevalgono le garanzie stabili: tredicesima e quattordicesima (54%) e scatti periodici automatici (48%) superano nettamente i bonus variabili legati ai risultati.

La fiducia nel futuro: aspettative divergenti per genere

Il divario di genere si estende anche alle prospettive professionali. Il 59% dei ragazzi under 35 crede di poter trovare un impiego in linea con le proprie aspettative, mentre tra le coetanee la percentuale scende drasticamente al 38%.

La sfiducia femminile si accentua intorno ai trent’anni, periodo critico in cui le lavoratrici vedono ridursi le probabilità di operare in un ambiente positivo (51% contro il 64% degli uomini) e di accedere a posizioni di vertice. Questo gap riflette la combinazione tra precarietà contrattuale, divari retributivi e ostacoli strutturali che condizionano le traiettorie di carriera femminili fin dall’ingresso nel mercato.

Il tempo di vita: benessere, orari e limiti fuori orario

Il benessere fisico e psicologico e l’equilibrio tra vita privata e lavoro superano l’80% dei consensi tra i requisiti essenziali per accettare un incarico. I giovani ridefiniscono le priorità professionali, posizionando il rispetto dei propri spazi personali sopra il prestigio aziendale e le logiche di status tradizionali.

Oltre lo smart working, che raccoglie il 46% delle preferenze, emergono esigenze organizzative più profonde: orari flessibili (56%), garanzia di weekend liberi (48%) e limitazione delle comunicazioni aziendali fuori orario (42%). La tutela della sfera privata guida le scelte occupazionali al punto che il 34% si dichiara disposto a rinunciare alla carriera, il 32% ai benefit e il 27% a uno stipendio più alto pur di proteggere il proprio equilibrio.

L’impatto di queste preferenze si riflette direttamente sulle decisioni di dimissioni: il miglior equilibrio tra lavoro e vita privata rappresenta la seconda causa di abbandono (40%), preceduta solo dalla ricerca di una retribuzione migliore. Le imprese che non rispondono a queste esigenze rischiano di perdere talenti, mentre chi garantisce flessibilità e rispetto dei confini temporali ottiene maggiore retention.

Le dinamiche generazionali in azienda: attriti, crescita e competenze

Il 50% degli under 35 segnala difficoltà con il management e il 48% evidenzia problemi nel lavorare a stretto contatto con i colleghi più anziani. La distanza percepita tra generazioni emerge chiaramente dalle parole del campione: “non è impazienza, è la reazione allo sfruttamento”. I giovani ribadiscono che “se si hanno competenze e anni di istruzione, il desiderio di fare carriera è legittimo”, rifiutando le accuse di superficialità.

Il 39% degli under 35 si aspetta un avanzamento di livello entro due o tre anni dall’assunzione, mentre il 34% pretende un adeguamento salariale nel medesimo arco temporale. Per quanto riguarda lo sviluppo delle competenze, l’interesse si concentra sulle abilità tecniche legate al ruolo (19%) e su quelle tecnologiche o informatiche (13%), con scarsissima attenzione alle mansioni commerciali (4%).

I lavoratori richiedono un dialogo costante: il 70% si aspetta feedback e valutazioni con cadenza mensile o semestrale, superando il vecchio schema del colloquio annuale. Per trattenere i talenti, le imprese devono garantire una competitività sana (69%), autonomia operativa e una leadership capace di supportare concretamente i team.

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