A Grosseto, alcune famiglie hanno deciso di trattenere i propri figli a casa per un’intera settimana, rinunciando volontariamente alle lezioni. La decisione nasce da episodi reiterati di violenza e minacce tra studenti che hanno segnato la vita dell’istituto.
Tra gli eventi più gravi si registrano il ricovero di un alunno per trauma cranico e la diffusione sui social di minacce a sfondo sessuale rivolte a studentesse. Questi fatti hanno innescato una profonda crisi di fiducia nei confronti della scuola, portando i genitori a ritenere l’assenza l’unica forma di protezione rimasta.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani è intervenuto con forza, rivolgendo un appello diretto al ministro Giuseppe Valditara. Il CNDDU sottolinea che quanto accaduto non rappresenta un episodio isolato né una semplice questione disciplinare, ma la frattura del patto educativo su cui si fonda la scuola della Repubblica.
Quando le famiglie cessano di percepire l’istituzione come presidio efficace di tutela, emerge un problema sistemico che richiede risposte immediate e strutturali.
La cornice giuridica: responsabilità, diritti e tutela
L’appello delle famiglie di Grosseto si fonda su una base giuridica precisa: l’articolo 2048 del Codice Civile stabilisce la responsabilità dei precettori per i danni causati dai minori durante il tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Questo riferimento normativo non è una formalità burocratica, ma esprime una richiesta di protezione concreta e giuridicamente fondata.
La scuola è infatti un ambiente qualificato dalla legge, dove il diritto all’istruzione si lega indissolubilmente al diritto alla sicurezza, all’integrità fisica e alla dignità personale, principi radicati negli articoli 2, 3 e 34 della Costituzione.
Quando un alunno viene ricoverato per trauma cranico e quando minacce a sfondo sessuale circolano sui social contro studentesse, la questione supera la semplice disciplina. Si entra nel perimetro dei diritti fondamentali, della tutela delle persone di minore età e della prevenzione della violenza di genere.
In tali circostanze, ogni ritardo, ogni sottovalutazione, ogni comunicazione opaca produce un danno ulteriore: quello della sfiducia nelle istituzioni scolastiche e nella loro capacità di garantire un ambiente educativo protetto.
La proposta del CNDDU: un protocollo cogente e governance trasparente
Di fronte alla crisi emersa a Grosseto, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede al Ministro Valditara l’istituzione di un Protocollo nazionale di garanzia dei diritti nella comunità scolastica con valore cogente, non una semplice raccomandazione ma un impianto normativo vincolante.
Il protocollo definirebbe tempi procedimentali certi per la gestione delle segnalazioni di violenza, rendendo tracciabili tutti i passaggi e garantendo interventi tempestivi. Ogni istituto dovrebbe attivare obbligatoriamente équipe multidisciplinari qualificate, integrate con i servizi territoriali, assicurando dialogo trasparente con le famiglie e superando prassi opache che alimentano sfiducia.
La prevenzione diventerebbe indicatore di responsabilità dirigenziale e amministrativa, con forme di supervisione esterna che verifichino l’efficacia delle misure adottate. Non si tratterebbe più di gestione emergenziale caso per caso, ma di governance strutturata che rende prevedibili e verificabili le decisioni, conciliando tutela delle vittime e sostegno rieducativo degli autori senza alternativa tra i due diritti.
Le misure educative: giustizia riparativa e formazione sui diritti umani
Il CNDDU richiede un investimento stabile in percorsi di giustizia riparativa e mediazione educativa, affinché la risposta alla violenza non sia esclusivamente sanzionatoria ma trasformativa. La comprensione del disagio adolescenziale non può tradursi in inerzia: tutela delle vittime e sostegno rieducativo dell’autore devono coesistere in equilibrio garantito dall’istituzione.
L’educazione ai diritti umani deve diventare asse portante della formazione in servizio del personale scolastico, con strumenti concreti per gestione dei conflitti, prevenzione del bullismo e tutela della dignità di genere. Ogni aula deve essere presidio di legalità e ambiente sicuro: quando la paura entra tra i banchi, viene meno la funzione costituzionale della scuola.