I bagni scolastici tra guasti e scritte: il 59% degli studenti li giudica “drammatici”, il Ministero interviene

I bagni scolastici tra guasti e scritte: il 59% degli studenti li giudica “drammatici”, il Ministero interviene

I bagni scolastici tra guasti e scritte: il 59% degli studenti li giudica “drammatici”, il Ministero interviene

Un’indagine realizzata dal portale Skuola.net su un campione di 1.500 alunni di scuole medie e superiori ha fatto emergere una fotografia preoccupante: per il 59% degli studenti italiani lo stato dei bagni scolastici rappresenta un’emergenza “drammatica”. Nel dettaglio, il 45% segnala guasti frequenti e sporcizia diffusa, mentre il 14% descrive i servizi igienici come spesso “impraticabili”.

I risultati arrivano subito dopo la circolare ministeriale con cui Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, ha richiamato le scuole alla cura e alla pulizia degli ambienti, sottolineando la responsabilità collettiva della comunità educante.

I servizi igienici tra guasti e forniture mancanti

Oltre ai guasti e alla sporcizia diffusa, l’indagine mette in luce carenze preoccupanti nelle forniture di base: il 39% degli studenti non trova il sapone nei bagni, il 48% lamenta l’assenza ricorrente di carta igienica. Solo il 41% dichiara di avere a disposizione entrambi i prodotti, mentre il 28% non trova né sapone né carta.

Queste mancanze si traducono in difficoltà concrete nella routine quotidiana, compromettendo l’igiene personale e la possibilità di vivere l’ambiente scolastico in condizioni dignitose. La combinazione di strutture malandate e forniture assenti incide direttamente sul benessere psicofisico degli studenti e sulla percezione della scuola come spazio sicuro e accogliente.

Le aule e gli arredi: banchi imbrattati e rispetto scarso

L’indagine non si limita ai bagni. L’88% degli studenti riconosce che nella propria classe è diffusa l’abitudine di scrivere o disegnare sui banchi. Per il 43% il livello di imbrattamento risulta “elevato” o “altissimo”. Un quarto del campione riferisce che le scritte restano per anni senza essere rimosse, mentre l’85% dichiara di trovare residui lasciati dalle generazioni precedenti, dalle gomme da masticare ad altri segni.

Allargando lo sguardo oltre l’aula, quasi la metà degli intervistati (47%) giudica basso o nullo il rispetto verso arredi e strutture comuni: porte, finestre, armadi, maniglie mostrano segni di danneggiamento o incuria. Il 48% segnala banchi poco solidi. Un’eccezione positiva emerge nel 78% che indica buone condizioni delle dotazioni tecnologiche.

Le scritte tra vandalismo e bisogno di esprimersi

Il fenomeno delle scritte investe l’intera scuola: il 67% degli studenti si imbatte in messaggi offensivi o inappropriati. Il 44% li trova sulle porte dei bagni, il 19% sui banchi, il 4% nei corridoi.

La risposta delle scuole risulta spesso inefficace: nel 55% dei casi le scritte restano visibili a lungo, nel 22% vengono rimosse solo dopo mesi, mentre solo il 10% degli istituti interviene rapidamente.

Oltre al danno, emerge una dimensione psicologica: per alcuni studenti le scritte rappresentano una sorta di “diario collettivo” con valore catartico, un modo per sentirsi compresi e meno soli. Questo aspetto non giustifica il degrado, ma segnala un bisogno di espressione e connessione.

L’incuria alimenta altro degrado: secondo la teoria delle “finestre rotte”, dove appare trascuratezza le persone tendono a contribuire ulteriormente al deterioramento. Per questo la tempestività degli interventi diventa cruciale per interrompere il ciclo.

Il ministero interviene: circolare, fondi ed educazione civica

Il 23 febbraio 2026 il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha firmato la circolare prot. 39623, richiamando le scuole alla cura e alla pulizia degli ambienti. L’intervento non si limita a un’esortazione: un decreto recente stanzia 30 milioni di euro per progetti concreti dedicati alla riqualificazione, manutenzione e monitoraggio di scuole e spazi pubblici.

L’obiettivo è trasformare l’educazione civica da materia teorica a pratica quotidiana, coinvolgendo attivamente gli studenti nelle attività di cura. Il piano prevede l’integrazione di queste iniziative nei percorsi curricolari, per sviluppare una cultura del rispetto dei beni comuni, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere la responsabilità condivisa nella conservazione dei spazi.

Il confronto internazionale e il quadro normativo

L’esperienza dell’o-soji giapponese offre uno spunto di riflessione: la pulizia quotidiana di aule e spazi comuni viene affidata agli studenti stessi, collegando disciplina, senso di comunità e cura dei beni collettivi. In Italia il quadro normativo fissa requisiti minimi per i servizi igienici: aerazione e illuminazione naturale, dispositivi di sicurezza, accessibilità per studenti con disabilità, materiali durevoli e facilmente igienizzabili.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti