Liceo classico, l'analisi di D'Avenia: perché i classici allenano il pensiero critico nell'era dell'AI

Liceo classico, l'analisi di D'Avenia: perché i classici allenano il pensiero critico nell'era dell'AI

Alessandro D'Avenia spiega perché i testi antichi non sono un lusso inutile: allenano pensiero critico, precisione del linguaggio e identità personale.
Liceo classico, l'analisi di D'Avenia: perché i classici allenano il pensiero critico nell'era dell'AI

Lo scrittore e insegnante Alessandro D’Avenia smonta un equivoco diffuso: oggi si considera valido solo ciò che è immediatamente utile, misurabile e spendibile sul lavoro. In un contesto che privilegia competenze tecniche e performance, latino, greco e cultura classica rischiano di apparire un lusso inutile.

Ma “classico” non significa “vecchio”: indica opere che resistono al tempo, attraversano le mode e continuano a parlare anche quando tutto cambia. Nella tradizione romana, classicus designava chi aveva esperienza, chi aveva affrontato le battaglie della vita e poteva orientare gli altri.

I grandi autori antichi sono “veterani del pensiero”: testi giunti fino a noi perché custodiscono domande sempre attuali su identità, desideri, paure, scelte, senso della vita.

Non si tratta di nostalgia del passato, ma di strumenti formativi concreti: i classici allenano pensiero critico, precisione del linguaggio, capacità di dare nome a ciò che proviamo, evitando di ridurci a “funzionare” in automatico.

I “mattoni” formativi: dall’Odissea alla costruzione interiore

Molti studenti percepiscono i grandi testi classici come ostacoli ingombranti, che richiedono concentrazione e tempo. Alessandro D’Avenia riconosce questa difficoltà iniziale ma ne ribalta il senso: quei “mattoni” pesanti servono a costruire una casa interiore solida, capace di resistere.

La differenza sta nei materiali: la paglia è leggera ma fragile, mentre i blocchi consistenti offrono stabilità.

Nella sua pratica didattica, D’Avenia sceglie deliberatamente testi lunghi e complessi come l’Odissea, leggendoli integralmente con la classe. Superato lo scoglio iniziale, accade qualcosa di inatteso: gli studenti scoprono un coinvolgimento autentico, paragonabile a quello di una serie condivisa. L’opera smette di essere un peso da interrogazione e diventa un’avventura comune, generando legami tra i ragazzi e domande che attraversano il testo.

Il “mattone” si trasforma così in investimento duraturo, che resta anche dopo aver chiuso il libro.

L’identità in formazione e la crisi feconda dei classici

La lettura dei classici si intreccia con la ricerca della propria forma personale. D’Avenia osserva che molti ragazzi, per sentirsi accettati, tendono a uniformarsi indossando una maschera collettiva. Questa strategia protegge finché non si trova un’identità autonoma.

Il confronto con i grandi testi rompe questo equilibrio apparente. Di fronte alla perfezione formale dei classici, lo studente avverte un senso di incompiutezza: si sente ancora “deforme”. Questa sensazione non costituisce un difetto del metodo, ma una crisi salutare.

Spinge a interrogarsi: perché quelle pagine vibrano di vita? Da dove viene il calore che ancora si sente in testi scritti secoli fa?

I classici non offrono ricette pronte. Propongono invece un confronto esigente che aiuta a rifiutare l’omologazione e a cercare la propria forma unica invece di una maschera standard. Proprio per questo, il confronto duro con questi testi resta profondamente formativo.

La gestione del digitale a scuola e il valore del silenzio

Alessandro D’Avenia registra un cambio di fase rispetto all’entusiasmo tecnologico iniziale. Dopo anni in cui il digitale appariva come la soluzione per rendere ogni apprendimento più efficace, emergono ora i limiti: rumore continuo, attenzione frammentata, difficoltà a sostenere letture che superino la soglia dei pochi secondi.

In questo scenario la scuola è chiamata a un compito preciso: contenere l’uso dei dispositivi durante le lezioni e restituire agli studenti il silenzio. Senza silenzio, spiega D’Avenia, la fantasia non trova spazio per allenarsi e immaginare il futuro, restando schiacciata sul presente istantaneo.

Un’altra indicazione riguarda l’approccio ai testi antichi: D’Avenia sconsiglia di modernizzarli artificialmente, come se dovessero essere truccati per sembrare giovani. I classici funzionano proprio perché hanno una vita autonoma, sono “non morti” che parlano da soli e, proprio per questo, aiutano a leggere meglio il presente.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti