Il 10 maggio 2023 il Parlamento europeo, d’intesa con il Consiglio dell’UE, ha approvato la direttiva 2023/970 con l’obiettivo di rafforzare l’applicazione del principio di parità di retribuzione tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per lavori di pari valore. La norma punta sulla trasparenza retributiva, cioè sulla chiarezza e sulla pubblicità dei criteri con cui le organizzazioni definiscono stipendi e inquadramenti.
In un contesto in cui il divario retributivo di genere nell’Unione Europea si attesta in media intorno al 13%, con variazioni significative tra i Paesi membri, la direttiva introduce meccanismi applicativi concreti per ridurre questo gap. La trasparenza diventa così lo strumento centrale: obbligando i datori di lavoro a rendere noti e confrontabili i livelli retributivi, si intende prevenire discriminazioni dirette e indirette fondate sul sesso.
Gli Stati membri devono recepire la direttiva entro il 7 giugno 2026, adottando tutte le misure necessarie affinché i sistemi retributivi garantiscano equità effettiva e non solo formale.
Il recepimento in Italia: il via libera del Consiglio dei ministri e le prossime tappe
Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il primo «sì» allo schema di decreto legislativo per recepire la direttiva UE 2023/970. Questo passaggio avvia l’iter normativo che dovrà concludersi entro il 7 giugno 2026, data ultima per adeguare l’ordinamento italiano agli standard europei sulla trasparenza retributiva.
Il decreto impone ai datori di lavoro, pubblici e privati, di predisporre sistemi retributivi che garantiscano la parità di retribuzione, eliminando discriminazioni dirette e indirette fondate sul sesso. L’articolo 4 della direttiva prevede che i datori di lavoro collaborino con le rappresentanze sindacali per istituire strumenti di valutazione, classificazione e retribuzione delle posizioni professionali neutrali rispetto al genere del dipendente.
Questo approccio richiede metodologie chiare per definire il valore delle mansioni, svincolando la retribuzione da pregiudizi inconsapevoli. Le organizzazioni dovranno documentare i criteri adottati, rendendo trasparenti i percorsi di crescita e le componenti salariali.
Il divario retributivo: dati medi UE e differenze tra pubblico e privato in Italia
Il divario retributivo di genere nell’Unione Europea si attesta mediamente intorno al 13%, con variazioni significative tra i diversi Paesi membri. Questo dato fotografa una persistenza del fenomeno nonostante i progressi normativi e le iniziative di sensibilizzazione.
In Italia la situazione presenta caratteristiche peculiari. Nel settore pubblico il divario risulta contenuto, mentre nel privato la forbice si allarga sensibilmente. La differenza diventa ancora più evidente quando si considera il reddito annuo complessivo anziché la retribuzione oraria.
Al salario base si aggiungono infatti numerosi elementi retributivi extra che amplificano il divario: premi, bonus, benefit e altre componenti variabili che nel settore privato possono superare abbondantemente la retribuzione contrattuale ordinaria.
Le cause del fenomeno affondano le radici in dinamiche strutturali complesse. Le donne risultano concentrate in settori tradizionalmente meno remunerati come cura, istruzione e servizi, considerati di minore valore economico. Gli uomini prevalgono invece nei comparti STEM e finanziari, dove le retribuzioni sono mediamente più elevate. Questa segregazione settoriale limita le opportunità di crescita professionale femminile e l’accesso a posizioni apicali meglio retribuite.
Il ricorso al part-time rappresenta un altro elemento discriminante: tra le donne è molto più diffuso e spesso involontario, legato alla necessità di conciliare vita lavorativa e familiare. Tra gli uomini il part-time assume invece carattere volontario, funzionale alla ricerca di maggiore affermazione professionale nel mercato.
Le ricadute per scuola e giovani laureati: cosa osservare nell’ingresso nel lavoro
La direttiva europea interessa anche il settore pubblico, istruzione compresa. Per studenti e neolaureati in procinto di entrare nel mercato del lavoro, la nuova cornice normativa introduce criteri più chiari nella definizione delle retribuzioni. Gli schemi di valutazione delle posizioni professionali dovranno essere neutrali rispetto al genere, evitando discriminazioni dirette o indirette.
Chi si affaccia al mondo del lavoro potrà verificare se l’organizzazione adotta sistemi retributivi trasparenti, confrontando i criteri di inquadramento e crescita professionale. La collaborazione tra datori di lavoro e parti sociali renderà più leggibili ruoli, responsabilità e percorsi di carriera, favorendo scelte consapevoli.