L’università di Modena e Reggio Emilia ha ospitato la presentazione del Rapporto di genere AlmaLaurea 2026, seconda edizione dell’indagine dedicata alle differenze tra laureate e laureati nei percorsi di studio e negli esiti occupazionali. L’evento si è svolto in concomitanza con la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, sottolineando l’importanza di monitorare le disparità di genere nei percorsi formativi e professionali.
Il rapporto conferma un quadro caratterizzato da una significativa presenza femminile tra i laureati, ma evidenzia un progressivo calo della partecipazione delle donne nelle fasi più avanzate del percorso accademico, segnalando dinamiche complesse che meritano attenzione da parte di chi pianifica studi e carriera.
Le performance scolastiche e universitarie: il vantaggio femminile
Le studentesse confermano un primato già evidente a scuola: il voto medio di diploma raggiunge 85,2/100 contro gli 82,6/100 dei compagni. Questa eccellenza si riflette anche all’università, dove le donne costituiscono la maggioranza dei laureati ma con una presenza che varia a seconda del livello: nel 2024 rappresentano il 69,4% tra i laureati magistrali a ciclo unico, il 59,4% tra quelli di primo livello, il 57,8% tra i magistrali biennali e scendono al 49,7% tra i dottori di ricerca.
Le performance accademiche femminili risultano superiori: il 60,9% delle laureate completa il percorso in corso, contro il 55,4% dei colleghi uomini, e ottiene voti mediamente più alti (104,5/110 contro 102,6/110).
Un dato rilevante riguarda l’origine sociale: proviene da famiglie con almeno un genitore laureato solo il 29,7% delle laureate rispetto al 36% dei laureati, mentre appartiene alla classe socio-economica elevata il 21,0% delle donne contro il 24,6% degli uomini, segnalando un importante contributo femminile alla mobilità sociale.
Gli esiti occupazionali: i divari a un anno e a cinque anni
Il divario occupazionale emerge subito dopo il conseguimento del titolo. A un anno dalla laurea, il tasso di occupazione maschile supera quello femminile di 3,3 punti percentuali tra i laureati di primo livello e di 5,2 punti tra quelli di secondo livello.
La distanza si riduce nel tempo ma non scompare: a cinque anni dal titolo, tra i laureati di primo livello le donne occupate sono il 92,3% contro il 93,9% degli uomini, mentre nel secondo livello la differenza rimane più ampia (88,2% contro 91,9%). La presenza di figli amplia ulteriormente il divario, penalizzando soprattutto le laureate.
Il gap retributivo segna la penalizzazione più marcata. A cinque anni dalla laurea, gli uomini percepiscono in media circa il 15% in più rispetto alle donne: nel primo livello guadagnano 1.935 euro contro 1.686 euro; nel secondo livello 2.012 euro contro 1.722.
Neppure l’emigrazione colma lo squilibrio: tra i laureati di secondo livello occupati all’estero le retribuzioni medie sono di 2.579 euro per le donne contro 2.993 per gli uomini. Gli uomini accedono più frequentemente a professioni di livello elevato e ad alta specializzazione, anche nel settore pubblico dove le donne sono più numerose.
Le discipline STEM: accesso, occupazione e gap retributivi
La presenza femminile nelle discipline STEM si mantiene stabile ma contenuta: tra i laureati 2024 le donne rappresentano il 41,1%, quota invariata dal 2015. Nei dottorati di ricerca STEM la partecipazione femminile scende ulteriormente al 36,7%, configurandosi come l’unica area dove le donne non raggiungono il 50%.
Al contrario, nei corsi magistrali a ciclo unico del gruppo Educazione e formazione la componente femminile supera il 95%, segnalando una persistente polarizzazione nelle scelte di studio.
A cinque anni dal conseguimento dei titoli di secondo livello 2019, i laureati STEM mostrano un differenziale occupazionale di 3,7 punti percentuali a favore degli uomini. Le retribuzioni risultano più elevate rispetto alla media generale ma mantengono un divario di genere significativo: le donne guadagnano in media 1.842 euro contro i 2.125 euro degli uomini, con un gap del 15,4%.
Emergono tuttavia elementi in controtendenza. Le laureate STEM svolgono attività in proprio con frequenza superiore rispetto ai colleghi maschi (+3,9%) e valutano la propria laurea “efficace o molto efficace” in misura maggiore (+3,3%).
Le voci dagli atenei e da AlmaLaurea
Il presidente del consorzio AlmaLaurea definisce i dati una «realtà discriminatoria tanto nota quanto indecorosa», evidenziando un deficit di cultura e giustizia che richiede azione congiunta di politica, università e impresa. La direttrice Marina Timoteo conferma i differenziali occupazionali e retributivi, osservando come le donne siano più disposte ad accettare lavori meno retribuiti.
La rettrice Rita Cucchiara sottolinea lo squilibrio nelle STEM come «spreco di capacità e aspirazioni» che l’ateneo pubblico deve intercettare.