Una scuola privata di Milano ha introdotto una misura che fa discutere: voti e note sul registro elettronico vengono pubblicati solo dopo 48 ore dalla loro assegnazione. La decisione, parte dei cosiddetti “patti digitali” dell’istituto, è stata riportata da Il Corriere della Sera e ripresa dalle testate specializzate del settore scolastico.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: dare agli studenti il tempo di comunicare personalmente ai genitori l’esito delle valutazioni, prima che questi ultimi possano consultarle autonomamente online. In questo modo la scuola intende ridurre l’ansia da aggiornamento in tempo reale, che coinvolge sia i ragazzi sia le famiglie.
Il ritardo si applica ai voti conseguiti nelle verifiche e interrogazioni. Per quanto riguarda le note disciplinari, alcune scuole che adottano il ritardo sui voti scelgono di pubblicarle comunque immediatamente, per consentire un intervento tempestivo da parte dei genitori e della scuola stessa.
Le ragioni educative: evitare controllo ossessivo e favorire l’autonomia
La misura adottata si fonda su motivazioni precise di carattere educativo. Secondo i dirigenti che hanno introdotto il ritardo, consentire ai genitori di accedere ai voti prima che lo studente ne abbia avuto conoscenza può favorire forme di “controllo ossessivo” dannose per il rapporto familiare.
Il direttore generale di uno degli istituti milanesi ha precisato che non si tratta di demonizzare la tecnologia: il registro elettronico resta “uno strumento di straordinaria utilità”, ma occorre rispettare alcuni limiti per tutelare il corretto equilibrio tra figli e genitori.
L’attenzione è rivolta ai riflessi psicologici della consultazione anticipata. Un dirigente scolastico ha sottolineato come scoprire un voto negativo attraverso il controllo ossessivo del genitore possa alimentare dinamiche tossiche, privando lo studente della fiducia necessaria per gestire in autonomia le proprie difficoltà.
Il ritardo di 48 ore mira quindi a garantire che sia l’alunno a comunicare per primo l’esito della valutazione, sviluppando responsabilità e capacità di confronto diretto con la famiglia.
Le pratiche già in uso: ritardi programmati e note disciplinari immediate
La decisione di posticipare la pubblicazione dei voti non rappresenta una novità assoluta nel panorama scolastico italiano. Un liceo di Milano ha adottato questa modalità già dal 2015, quando il collegio docenti ha stabilito un ritardo di 48 ore per permettere agli studenti di comunicare personalmente l’esito ai genitori.
La preside dell’istituto chiarisce però una distinzione operativa fondamentale: mentre i voti sono visibili dopo due giorni, le note disciplinari compaiono immediatamente sul registro, garantendo che il genitore ne sia informato tempestivamente e possa intervenire in modo altrettanto rapido.
Altri istituti hanno sviluppato varianti di questa prassi, con tempi di pubblicazione diversificati. In alcune scuole i voti non sono accessibili nell’immediato ma vengono resi visibili dopo qualche ora, creando una finestra temporale più breve rispetto alle 48 ore. L’obiettivo comune resta quello di dare spazio allo studente per elaborare la valutazione e condividerla con la famiglia prima che questa ne venga a conoscenza autonomamente attraverso il registro elettronico.
I contrari: il principio di tempestività e la gestione condivisa delle difficoltà
Non tutti i dirigenti scolastici condividono la scelta del ritardo nella pubblicazione. Alcuni presidi richiamano la normativa vigente, che prevede che la valutazione sia «tempestiva e trasparente», e ritengono che posticipare l’inserimento dei voti nel registro elettronico possa compromettere questo principio.
Secondo questa visione, informare subito la famiglia permette di accompagnare lo studente nell’interpretazione di un voto negativo, trasformandolo in un’occasione di crescita anziché in una condanna. Come spiega un dirigente: «La gestione di una valutazione negativa o di una nota è parte integrante del processo educativo. Se la famiglia viene informata subito, può accompagnare il ragazzo nel modo giusto».
L’alternativa proposta non è eliminare la trasparenza, ma costruire insieme – scuola, studenti e famiglie – modalità condivise per affrontare la comunicazione: «Più che ‘ritardare’ la notizia, credo sia importante lavorare insieme per costruire il modo giusto di affrontarla».