Spritz a colazione tra gli universitari: l'allarme Mohre su memoria e rendimento

Spritz a colazione tra gli universitari: l'allarme Mohre su memoria e rendimento

Nelle principali città universitarie italiane cresce il consumo di spritz al mattino. L'Osservatorio Mohre lancia l'allarme: il fenomeno riguarda 1,2 milioni di giovani e compromette attenzione, memoria e risultati accademici.
Spritz a colazione tra gli universitari: l'allarme Mohre su memoria e rendimento

Nelle principali città universitarie italiane si è diffusa una pratica inedita: consumare spritz al mattino, spesso prima delle lezioni. Ciò che fino a poco tempo fa rappresentava un’eccezione è diventato un rituale consolidato per gruppi crescenti di studenti. Bar e locali hanno colto la nuova domanda, proponendo aperitivi alcolici già dalle 9.30. A Bologna, Milano, Roma e Napoli il fenomeno interessa trasversalmente tutti i corsi di laurea, dal primo anno alla magistrale.

I social network amplificano ulteriormente la tendenza: foto e brindisi mattutini raccolgono migliaia di visualizzazioni, trasformando il gesto in una sfida virale. Chi non partecipa rischia di sentirsi escluso, con una forte pressione di gruppo che normalizza il comportamento.

L’allerta dell’osservatorio Mohre: numeri e responsabilità

L’Osservatorio Mohre, organismo che monitora da anni le abitudini di consumo alcolico tra giovani e minori, ha lanciato un allarme esplicito sulla tendenza dello spritz a colazione. Secondo la direttrice dell’Osservatorio, il fenomeno non può essere sottovalutato: le stime aggiornate parlano di circa 1,2 milioni di giovani consumatori a rischio in Italia, con almeno la metà rappresentata da minori.

Questi numeri impongono una riflessione seria sul sistema universitario e oltre. L’Osservatorio evidenzia come l’abitudine non riguardi più una ristretta minoranza ma stia assumendo dimensioni tali da richiedere una risposta coordinata. La responsabilità è condivisa: università, famiglie, canali di informazione e istituzioni sanitarie devono agire insieme per arginare un trend che minaccia la salute pubblica e il diritto allo studio di un’intera generazione.

Gli effetti cognitivi al mattino: attenzione e memoria

Il consumo di alcol nelle prime ore del giorno, quando lo stomaco è ancora vuoto, provoca un assorbimento rapido dell’etanolo nel flusso ematico, con conseguenze immediate sulle capacità cognitive. Le aree cerebrali deputate alla vigilanza e alla concentrazione risultano temporaneamente compromesse, rendendo difficoltosa l’elaborazione di nuove informazioni durante le lezioni universitarie. I giovani, il cui sistema nervoso è ancora in fase di maturazione, subiscono un impatto maggiore rispetto agli adulti.

La memoria a breve termine viene particolarmente danneggiata: gli studenti faticano a trattenere concetti appena spiegati e commettono errori frequenti nelle prove scritte. L’attenzione si disperde anche su compiti elementari, mentre la velocità di elaborazione dei dati rallenta sensibilmente.

Questo quadro si aggrava quando il consumo mattutino si somma agli episodi di binge drinking del fine settimana, innescando un circolo vizioso che erode progressivamente le funzioni esecutive necessarie per affrontare lo studio universitario con efficacia.

Gli impatti accademici: assenze, esami e motivazione

Una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità documenta come l’assunzione mattutina di superalcolici riduca significativamente il successo negli esami universitari, aumentando assenze, ritardi e insuccessi. Lo studio evidenzia che nei primi giorni della settimana accademica, quando le lezioni sono più dense e impegnative, la memoria risulta gravemente compromessa e l’attenzione cala drasticamente.

Testimonianze raccolte direttamente dagli studenti confermano episodi ricorrenti di vuoto durante le interrogazioni e difficoltà a seguire il filo delle spiegazioni. Molti riferiscono una crescente demotivazione generale, mentre i docenti segnalano un evidente calo dell’interattività nelle aule dove la pratica si sta diffondendo.

La vivacità tipica dei gruppi classe viene progressivamente sostituita da distrazione costante e lentezza nell’elaborazione delle nozioni. Il collegamento tra questa abitudine e i risultati accademici diventa sempre più stringente. Le università si trovano di fronte a un nuovo ostacolo al diritto allo studio che richiede strategie mirate di prevenzione e supporto.

Le leve di prevenzione: università, famiglia e campagne

Il consumo regolare e mattutino di alcol espone gli universitari al rischio evolutivo di dipendenza. Il Ministero della Salute certifica che oltre il 30% degli atenei italiani ha vissuto episodi di binge drinking negli ultimi dodici mesi, situazione che la direttrice dell’Osservatorio Mohre definisce pericolosamente sottovalutata.

Le università devono attivare corsi di sensibilizzazione in aula, sportelli di ascolto psicologico e collaborazioni con associazioni studentesche. Le campagne social mirate, condotte con testimonial e linguaggi autentici, raggiungono efficacemente il target giovanile. I controlli sulle licenze dei locali che servono superalcolici prima delle 11 del mattino vanno intensificati, accompagnati da sanzioni severe per chi somministra alcol ai minori. L’educazione alla gestione dell’ansia sin dal primo anno universitario completa il quadro preventivo.

I rischi per la salute includono patologie epatiche, danni al sistema nervoso centrale, incidenti stradali e domestici, disturbi dell’umore e compromissione del sonno. L’approccio deve essere corale: atenei, famiglie, media e istituzioni sanitarie devono dialogare con empatia, favorendo fiducia e presa in carico precoce senza moralismi.

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