Gli studenti delle Università Telematiche scrivono al MUR per difendere gli esami da remoto

Gli studenti delle Università Telematiche scrivono al MUR per difendere gli esami da remoto

Esami online e didattica a distanza: gli studenti delle telematiche scrivono al MUR chiedendo chiarezza e regole stabili
Gli studenti delle Università Telematiche scrivono al MUR per difendere gli esami da remoto

Una richiesta di chiarezza, ma anche un appello politico e culturale per superare definitivamente il dualismo tra università tradizionali e atenei digitali. È questo il cuore della lettera aperta inviata al Ministero dell’Università e della Ricerca e alla ministra Anna Maria Bernini da un gruppo di studenti iscritti alle università telematiche.

Il documento, datato 10 febbraio 2026, nasce in un momento di forte incertezza normativa sul futuro degli esami online e della didattica a distanza. Gli studenti parlano apertamente di “preoccupazione diffusa” rispetto alla possibilità che le verifiche di profitto possano tornare obbligatoriamente in presenza, riducendo o eliminando la modalità da remoto.

L’obiettivo dichiarato non è quello di chiedere scorciatoie o abbassamenti degli standard, bensì una scelta chiara e strutturale. Nella lettera si legge: “Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online”.

Stessi standard, più accesso: le richieste degli studenti

Uno dei passaggi centrali del documento riguarda il tema della qualità. Gli studenti dichiarano di essere consapevoli che le Linee generali di indirizzo sull’offerta formativa a distanza (D.M. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano come regola lo svolgimento in presenza degli esami, pur ammettendo deroghe.

Tuttavia, sottolineano che la discussione non può ridursi a una contrapposizione tra rigore e flessibilità. “Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell’assessment non è negoziabile”, scrivono. Il punto, aggiungono, dovrebbe essere un altro: “stessi standard, più accesso”.

La richiesta è dunque quella di garantire criteri uniformi e controlli adeguati, ma senza comprimere il diritto allo studio per categorie che nelle università telematiche rappresentano una componente strutturale: studenti lavoratori, caregiver, persone con vincoli familiari o logistici, atleti, personale della pubblica amministrazione e delle forze dell’ordine.

Per molti di loro, spiegano, l’esame online “non è una comodità”, ma “la condizione pratica che rende possibile studiare”.

Il nodo del diritto allo studio e il ritardo italiano sui laureati

Nel testo si intreccia la dimensione individuale con quella sistemica. L’Italia è ancora nelle ultime posizioni in Europa per quota di laureati tra i 25 e i 34 anni. In questo scenario, limitare l’accesso a modalità più flessibili rischierebbe di tradursi in “rinunce, slittamenti, abbandoni”.

Gli studenti contestano inoltre quella che definiscono una visione ancora ideologica del confronto tra università tradizionali e telematiche. “Uno studente non è di serie A o di serie B in base alla modalità con cui studia o sostiene una prova”, affermano con forza.

Nel documento si cita anche il ruolo dell’ANVUR, sottolineando come le valutazioni più recenti delle università telematiche italiane siano in linea con la maggioranza delle università tradizionali, “nonostante” didattica in remoto ed esami online. Un elemento che, secondo i rappresentanti, dimostrerebbe l’assenza di una dicotomia reale tra digitale e qualità.

Superare il dualismo e stabilizzare gli esami online

Tra le richieste avanzate al MUR c’è innanzitutto trasparenza: chiarire se sia in corso un tavolo tecnico tra Ministero e università telematiche e rendere pubblici oggetto, tempi e sviluppi del confronto.

In secondo luogo, gli studenti propongono l’introduzione di un principio di scelta regolata: consentire a ogni studente di optare per l’esame online o in presenza, “senza che ciò comporti differenze di dignità o di valore, e con standard di qualità verificabili stabiliti dai soggetti competenti”.

Infine, chiedono di esplorare – anche con il supporto di ANVUR – un intervento integrativo al decreto vigente che consenta una “stabilizzazione regolata” degli esami online, invece di relegarli a ipotesi straordinarie.

Il messaggio conclusivo è chiaro: “Più che far tornare indietro le università telematiche su strumenti digitali e innovativi come la didattica remota e gli esami online, facciamoli diventare la normalità e un’opportunità per tutti gli atenei”.

Una mobilitazione dal basso

La lettera non è un’iniziativa isolata. Nel testo si fa riferimento anche a petizioni online che hanno già raccolto migliaia di adesioni, come questa presente su Change.org. Gli studenti precisano che non si tratta di uno scontro con le istituzioni, ma di un appello per “un’università che sia insieme rigorosa, inclusiva e accessibile”.

Il documento è stato inviato per conoscenza a numerose istituzioni, associazioni studentesche e testate nazionali, segno della volontà di aprire un dibattito pubblico ampio e trasparente.

Al centro resta una domanda politica: come coniugare innovazione tecnologica, qualità della valutazione e diritto allo studio in un Paese che ha ancora bisogno di aumentare il numero di laureati? Per gli studenti delle telematiche, la risposta non può essere un ritorno al passato, ma una regolazione moderna e stabile dell’università digitale.

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