Il 1° febbraio 2026 il Tar Napoli ha emesso la sentenza n. 529/2026, accogliendo il ricorso presentato dai genitori di una studentessa con disabilità grave. I giudici amministrativi hanno annullato il Piano educativo individualizzato nella parte in cui prevedeva soltanto 18 ore settimanali di sostegno, ritenendo insufficiente tale copertura rispetto al fabbisogno dell’alunna.
Il collegio ha affermato con chiarezza che il diritto allo studio non può subire una compressione attraverso una riduzione “di fatto” delle ore di sostegno, soprattutto quando il Pei e le determinazioni del Gruppo di lavoro operativo attestano la necessità di coprire integralmente l’orario scolastico. Questa posizione ribadisce la centralità dei documenti tecnici come parametro vincolante per definire l’organizzazione del supporto.
La sentenza ha imposto un termine perentorio di 15 giorni per garantire le ore di sostegno mancanti, riconoscendo l’urgenza di allineare l’offerta educativa alle esigenze certificate. Il contrasto tra le 18 ore previste e la copertura integrale richiesta ha rappresentato il nucleo del contenzioso, evidenziando uno scostamento operativo rispetto agli obiettivi dichiarati nel percorso individualizzato.
Le basi giuridiche: Pei, Glo e diritto allo studio
Il Tar Napoli richiama con forza gli strumenti operativi che regolano il sostegno scolastico: il Piano educativo individualizzato (Pei) e le determinazioni del Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione (Glo). Quando questi documenti attestano la necessità di una copertura integrale dell’orario scolastico, la riduzione delle ore costituisce una compressione del diritto allo studio.
I magistrati sottolineano che la “riduzione di fatto” delle ore contrasta con le esigenze certificate nel Pei e nelle determinazioni del Glo. Tali strumenti tecnici rappresentano il parametro guida per l’organizzazione del sostegno, vincolando scuole e amministrazioni a garantire l’assistenza necessaria.
Il riferimento alla “copertura integrale dell’orario scolastico” assume valore normativo: se Pei e Glo indicano il fabbisogno di sostegno per tutte le ore di lezione, qualsiasi scostamento verso il basso risulta illegittimo. La decisione afferma che la tutela dell’alunna con disabilità grave prevale su eventuali vincoli organizzativi o di bilancio che portino a limitare le ore effettivamente erogate.
Gli obblighi per scuole e amministrazioni dopo la sentenza
Il provvedimento del Tar Napoli impone un termine perentorio di 15 giorni per sanare il deficit di ore di sostegno e allineare l’offerta effettiva alle indicazioni contenute nel Piano educativo individualizzato e nelle determinazioni del Gruppo di lavoro operativo. L’annullamento della parte del Pei che limitava l’assistenza a 18 ore settimanali comporta un adeguamento immediato dell’organizzazione scolastica, che deve garantire la copertura integrale dell’orario previsto per l’alunna.
La scuola e l’amministrazione competente sono chiamate a ripristinare senza ulteriori ritardi la piena fruizione del diritto allo studio, come ribadito dai magistrati nella sentenza. L’obbligo riguarda non solo l’assegnazione formale delle ore mancanti, ma anche l’effettiva presenza del docente di sostegno durante l’intero orario scolastico. Il termine fissato dal Tar è vincolante e mira a evitare che la studentessa subisca ulteriori compressioni del proprio percorso educativo.
L’impatto per studenti e famiglie
La sentenza 529/2026 rafforza la tutela della studentessa con disabilità grave impedendo che il suo percorso educativo subisca compressioni non giustificate. Il richiamo alla “copertura integrale dell’orario scolastico”, quando Pei e Glo attestano tale necessità, offre un riferimento chiaro alle famiglie per identificare eventuali scostamenti tra bisogni accertati e ore effettivamente erogate.
Il provvedimento garantisce che i genitori possano richiedere l’adeguamento del sostegno basandosi su parametri tecnici oggettivi, eliminando margini di discrezionalità che potrebbero compromettere la continuità didattica. La “riduzione di fatto” delle ore viene così riconosciuta come lesiva del diritto allo studio, fornendo uno strumento concreto per prevenire analoghe situazioni nelle scuole.