Infine, alcune notazioni sulla lingua e sullo stile: come abbiamo visto, <> [E. Narducci]
Anche nella prosa retorica e filosofica, l’Arpinate sfruttò ampiamente lo stile che aveva elaborato per l’eloquenza: particolarmente nella filosofia, poi, egli dovette cimentarsi anche con la povertà espressiva e costitutiva del latino, inadatto ad una resa adeguata dei corrispettivi termini e concetti del lessico intellettuale greco: l’accanita sperimentazione, che ne derivò, fruttò l’introduzione nel latino di molti neologismi che sarebbero poi divenuti patrimonio della tradizione intellettuale europea (“qualitas”, “quantitas”, “essentia”, e così via).
Insomma, alla luce di quanto detto, quelli di C. furono uno stile e una lingua che benissimo si piegarono al compito “politico” che C. aveva assegnato alla sua oratoria, alla sua filosofia e alla sua scrittura tutta.

Un ringraziamento a
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