Il racconto fantastico è un racconto composto da elementi che non devono per forza avere riscontro nella realtà; può essere il frutto delle paure dell’autore, dei suoi problemi, e molto spesso trova anche grande ammirazione proprio in coloro che hanno fobie, paure eccessive per qualcosa di irrazionale e di innovativo. Uno dei racconti è la “Maschera della morte rossa” di Poe, ambientato nel periodo della pestilenza, racconta che il principe fece riunire molti suoi amici nel suo castello, e con loro si rinchiuse dentro, per essere felici e per non correre il rischio di cadere nel contagio. In quel castello il tempo passava in fretta, in quanto in ognuna delle sette camere c’era la musica, ma quando suonava l’orologio nero a pendolo, che per tutti coloro che erano lì dentro rappresentava la morte e ciò che li attendeva, cadeva il terrore in tutte le stanze, ma subito dopo l’ultimo rintocco ritornava tutto come prima. Ma ad un certo punto, quando suonò nuovamente l’orologio, mentre tutti erano fermi e avevano paura, un uomo avanzava verso il principe, il quale pensava che se quello era solo un travestimento, era molto simile alla realtà, aveva le sembianze di un uomo contagiato. Ordinò ai suoi servi di fermarlo, ma non ci fu niente da fare, poiché quella era la maschera della morte rossa che causò la morte in tutto il castello e in tutto il mondo. Questo racconto richiama molto lo stile dell’autore, in quanto ambienta i suoi brani  in luoghi precisi.

Ci sono racconti fantastici basati sul tema dell’orrore, altri basati sul tema della fantasia, altri ancora con un finale preciso, che toglie tutti i dubbi e scioglie così la suspense che si è creata nel corso del racconto, altri invece che non hanno una fine, che lasciano il lettore nel dubbio, nell’incertezza, e danno a lui l’opportunità di invertire il finale, basati sui suoi stati d’animo, sulle sue paure, sulle sue speranze o aspettative. Ne è l’esempio il brano “Qualcosa era successo” di Buzzati, che narra di un viaggio in treno; i personaggi di questo treno si accorgono di qualcosa che succede all’esterno, di riunioni improvvise, di gente agitata, di persone che si affrettano a preparare le valigie, di gente che corre, che si dispera. Il racconto non ha pause, non ha interruzioni, ma è un crescendo di avvenimenti che si susseguono velocemente, così come procede il viaggio in treno, che non si ferma in nessuna stazione. La paura dei personaggi cresce anche, specialmente quando una donna, vicino ad una stazione si affaccia dal finestrino e riesce a prendere un pezzo di giornale, con una scritta in grassetto nero: “iene”. Il lettore rimane con alcuni interrogativi su ciò che stava succedendo, poiché il brano ha un finale aperto, che non scioglie l’angoscia e non risponde alle domande che il lettore si pone mentre legge il brano. Le paure raccontate in questi due brani sono molto simili a quelle che ogni uomo ha. Eppure la paura di quello che ci aspetta in futuro, di quello che il destino ha in serbo per noi, se ad aspettarci ci sarà un futuro felice o se al contrario ci sarà un futuro triste. Ci sono altri racconti che hanno come tema il buio  la morte entrambe, sono le paure che l’uomo  ha. Il lettore di un racconto fantastico si immedesima nei protagonisti, immedesima la sua vita alle vicende del racconto e spesso riesce a risolvere i suoi problemi, o almeno a capire le cause.