Se fosse concesso agli antichi romani di affacciarsi per un momento sul mondo di oggi ed esprimere un loro parere riguardo la situazione storica, politica e sociale, credo che si ricrederebbero sulla famosa massima che attribuisce alla storia “magistra vitae”.
Perché l’uomo del terzo millennio, tutto affaccendato nella risoluzione pratica di problemi che crede essere il primo ed il solo a dover affrontare, ha forse dimenticato di avere un importante strumento da sfruttare a proprio vantaggio: la storia.
Se infatti si soffermasse un attimo a guardare criticamente al suo passato, questo uomo del terzo millennio noterebbe come sia possibile parlare di corsi e ricorsi storici, quanto studiare il passato lo possa aiutare a vivere nel presente.
Affrontiamo qui il tema delle diversità religiose: se nel Medioevo le guerre sante si chiamavano Crociate, oggi hanno il nome di Jihad.
Nel Medioevo, il pretesto di liberare Gerusalemme dagli infedeli che occupavano la Terra Santa, nascondeva il fine di conquistare nuovi territori da coltivare per cercare di fare uscire l’Europa dalla situazione di profonda crisi in cui versava.
Una massa di contadini  in cerca di fortuna era cosi spinta da Pontefici in vesti di capi politici ad affrontare, quasi inconsciamente, il viaggio e a combattere una guerra contro un nemico ignoto. All’epoca era il fondamentalismo cristiano a causare lotte e fratture, mentre oggi è quello islamico a essere messo sotto accusa.
E allora io mi chiedo: davvero non abbiamo imparato niente?  Stiamo lasciando ad altri il compito di scrivere la nostra storia e il risulto è che, mentre noi togliamo i crocifissi dalle aule, costruiamo moschee e ci preoccupiamo dell’immigrazione degli immigrati islamici nei nostri paesi, loro incendiano le chiese e uccidono i sacerdoti.
Cos’è che dovrebbe aiutare il popolo italiano a sentirsi unito con quello islamico? In Italia sento tante esaltazioni di democrazia, della libertà di pensiero e di culto, della tolleranza e del rispetto delle diverse culture; ma “attenzione” ammonisce Papa Benedetto XVI, “che la disponibilità al dialogo sia reciproca. ”
Prima di parlare di confronto (e non di scontro) tra culture totalmente diverse, sarebbe forse utile e necessario conoscere i propri valori culturali, quelli comuni alla nazione a cui si appartiene, quelli che portano l’uomo del terzo millennio a parlare di Europa Unita. Conoscersi è il primo passo verso il conoscere. Ed è cosi che, chissà quando, si avrà la conciliazione tra queste che sembrano essere due realtà troppe diverse ed in conflitto tra di loro. Stando attenti a non commettere gli stessi errori del passato.