Brevissima ac sollicitissima aetas est illorum qui praeteritorum obliviscuntur, praesentia neglegunt, de futuro timent: cum ad extrema venerunt, sero intellegunt miseri tam diu se, dum nihil agunt, occupatos fuisse.Ipsae voluptates eorum trepidae et variis terroribus inquietae sunt subitque cum maximo gaudio sollicita cogitatio: “Haec, quam diu?” Ab hoc affectu reges suam fleverunt potentiam, nec illos magnitudo fortunae suae delectavit, sed venturus aliquando finis exterruit. Cum per magna camporum spatia porrigeret exercitum nec numerum eius comprenderet, Xerses Persarum rex insolentissimus lacrimas profudit, cum intra centum annos nemo ex tanta iuventute superfuturus esset; at illis admoturus erat fatum ipse qui flebat perditurusque alios in mari, alios in terra, alios proelio, alios fuga, et intra exiguum tempus consumpturus erat illos quibus centesimum annum timebat. Omne enim quod fortuito obvenit instabile est: neminem porro quae casura sunt delectant; miserrimam ergo necesse est, non tantum brevissimam, vitam esse eorum qui magno labore parant bona, quorum possessio maiores labores postulatura erit.

Traduzione

Brevissima e tormentosa è la vita di quelli che dimenticano il passato, non si curano del presente, temono riguardo al futuro: una volta giunti alla fine, troppo tardi capiscono, infelici, di essere stati così a lungo impegnati, mentre non fanno nulla. I loro stessi piaceri sono affannosi e agitati da numerose paure, e nel pieno della gioia subentra un pensiero angoscioso : “Tutto ciò, quanto a lungo (durerà)?” I sovrani deplorarono il loro potere per questa sensazione, né li consolò la grandezza della loro ricchezza, ma la morte, destinata un giorno a venire, li terrorizzò. Quando schierò l’esercito lungo ampi tratti dei campi e non ne conosceva il numero, Serse, potentissimo re dei Persiani, versò lacrime, poiché nello spazio di cento anni nessuno sarebbe sopravvissuto a tanta gioventù; ma avrebbe assegnato loro quel destino, proprio lui che piangeva, e avrebbe perso altri uomini in mare, altri in terra, altri ancora in battaglia, altri infine in fuga, e entro pochissimo tempo avrebbe distrutto quelli per i quali temeva il centesimo anno. E infatti capita per caso tutto ciò che è incerto: certamente le cose che sono destinate a finire non allettano nessuno; dunque è inevitabile che sia tormentatissima, non solo brevissima, la vita di coloro che con molto impegno preparano le cose buone, il possesso delle quali esigerà maggiori fatiche.