Ex gente Domitia duae familiae claruerunt, Calvinorum et

Aenobarborum. Aenobarbi auctorem originis itemque cognominis habent L. Domitium, cui rure quondam revertenti iuvenes gemini

augustiore forma ex occursu imperasse traduntur, nuntiaret senatui ac populo victoriam, de qua incertum adhuc erat; atque in

fidem maiestatis adeo permulsisse malas, ut e nigro rutilum aerique similem capillum redderent. Quod insigne mansit et in

posteris eius, ac magna pars rutila barba fuerunt. Functi autem consulatibus septem, triumpho censuraque duplici et inter

patricios adlecti perseveraverunt omnes in eodem cognomine. Ac ne praenomia quidem ulla praeterquam Gnaei et Luci usurparunt,

eaque ipsa notabili varietate, modo continuantes per singulas.Nam primum secundumque ac tertium Ahenobarborum Lucios, sequentis

rursus tres ex ordine Gnaeos accepimus,reliquos non nisi vicissim tum Lucos tum Gnaeos.Pluris e familia cognosci referre

arbitror, quo facilius appareat ita degenerasse a suorum virtutibus Nero, ut tamen vitia cuiusque quasi tradita et ingentia

rettulerit.

Traduzione

Della stirpe Domizia due famiglie si resero famose: quella dei Calvini e quella degli Enobarbi. Gli

Enobarbi fanno risalire sia la loro origine, sia il loro soprannome a L. Domizio. Secondo la tradizione un giorno costui,

ritornando dalla campagna, incontrò due giovani, fratelli gemelli, di maestosa bellezza, i quali gli ordinarono di annunciare

al Senato e al popolo una vittoria che ancora non era sicura, e per dimostrargli la loro divinità gli accarezzarono così bene

le guance che diedero alla sua barba nera un colore rosso, simile a quello del bronzo. Questo contrassegno particolare si

trasmise ai suoi discendenti, dei quali buona parte ebbe la barba rossa. Quantunque avessero ottenuto sette consolati, un

trionfo, due censure e fossero stati elevati al rango dei patrizi, tutti conservarono lo stesso soprannome. Non presero altri

prenomi che quelli di Gneo e Lucio; inoltre, particolare significativo, ora ciascuno di questi due prenomi era portato

successivamente da tre di loro, ora prendevano alternativamente l’uno o l’altro. La storia infatti ci dice che il primo,

il secondo e il terzo degli Enobarbi si chiamavano Lucio, i tre seguenti, l’uno dopo l’altro, Gneo, e gli altri,

alternativamente, Lucio o Gneo. Personalmente credo che sia importante far conoscere molti membri di questa famiglia, per poter

meglio dimostrare che se Nerone degenerò dalle virtù dei suoi antenati, all’incontro i vizi di ciascuno di loro si ritrovano

in lui come se glieli avessero trasmessi attraverso il sangue.