Itaque ineunte vere in eis, quae relicta sunt,

exsistit tamquam ad articulos sarmentorum ea, quae gemma dicitur, a qua oriens uva se ostendit, quae et suco terrae et calore

solis augescens primo est peracerba gustatu, deinde maturata dulcescit, vestitaque pampinis nec modico tepore caret et nimios

solis defendit ardores. Qua quid potest esse cum fructu laetius, tum aspectu pulchrius? Cuius quidem non utilitas me solum, ut

ante dixi, sed etiam cultura et natura ipsa delectat, adminiculorum ordines, capitum iugatio, religatio et propagatio vitium,

sarmentorum ea, quam dixi aliorum amputatio, aliorum immissio. Quid ego irrigationes, quid fossiones agri repastinationesque

proferam, quibus fit multo terra fecundior?

Traduzione

E così, all’inizio della primavera, in quelle parti che sono rimaste integre, spunta quasi alle giunture dei tralci la

cosiddetta gemma; dalla quale si mostra nascendo l’uva, che, ingrossandosi con l’umore della terra e con il calore del

sole, dapprima è molto aspra al gusto, quindi si addolcisce maturando e vestita di pampini non manca del giusto tepore e si

protegge dagli eccessivi ardori del sole. Che cosa può esistere di più rigoglioso di essa nella resa o di più bello

nell’aspetto? E poi non solo mi dà diletto la sua utilità, come ho detto prima, ma anche la sua coltivazione e la natura

stessa, l’ordine dei filari, il congiungimento delle cime, la legatura e la propagginazione delle viti, quella potatura, che

ho detto prima, di alcuni tralci e il lasciarne crescere altri. Che dire poi delle irrigazioni, dello sterro e delle

rizappature del terreno, attraverso le quali si rende la terra più feconda?