Verga e il progresso: il pensiero dell’autore

Verga, nella prefazione ai Malavoglia, descrive il progresso come una fiumara inarrestabile che procede attraverso una dura lotta di selezione degli uomini, riprendendo la teoria darwiniana della lotta di selezione della specie. La corsa impetuosa di questo fiume, se vista da lontano, appare imponente e priva di fratture ma, vista da vicino, rivela tutti i risvolti negativi che porta con sé, con i soprusi che i deboli devono subire da parte dei più forti. Scopriamo insieme qual è il pensiero dello scrittore sul progresso alla luce della corrente verista italiana.

Verga e il progresso: il pensiero dell’autore

Verga quindi afferma la positività del progresso, così come era stata formulata dalla cultura positivista e dal darwinismo sociale, ma allo stesso tempo non può non soffermarsi sulle conseguenze che esso ha nella vita dei più deboli. In quanto scrittore, Verga si propone di osservare da vicino lo scorrere del progresso, e quindi ne osserva  le vittime, rendendole protagoniste di tutte le sue opere. Possiamo così notare che, pur teorizzando una concezione positiva del progresso, Verga ne sottolinei soprattutto le conseguenze nefaste sulla vita di coloro che dal progresso vengono sconfitti. Il progresso quindi per Verga non porta felicità: il pensiero è in contrapposizione all’entusiasmo positivistico, in quanto l’autore nega che il progresso porti serenità e felicità. L’uomo che tende ai ben materiali e ha ambizioni elevate si logora giorno dopo giorno e in particolare i poveri e i deboli vengono soggiogati dal progresso che li travolge proprio come un fiume che straripa nella stagione delle piogge.

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