Achilles, Pelei Thetidisque filius, postquam de Patrocli morte certior factus erat (certior facere= informare), acerbissimo dolore cruciatus, flens in pulvere se (=si) volvit ac capiti cinerem imposuit. quia Thetis mater eius gemitus ac clamorem ingentem audivit, statim ad filium e spelunca marina advolavit. <> inquit. <>Achilles matri responditù.<>. Thetis, misericordia commota, filio dixit:<>. Tum Thetis a filio discessit atque Olympum, deorum domum, celeriter petivit.
Postea Achilles, ira incenus, divinis armis in pugnam rediit et Hectorem necavit.

Traduzione

Achille, figlio di Peleo e di Teti, dopo che era diventato più sicuro della morte di Patroclo (cioè, dopo che fu assolutamente sicuro della morte di Patroclo), torturato dal dolore, piangendo si rotolò nella polvere e mise cenere sul (suo) capo (cospargersi il capo di cenere era un modo di esprimere il lutto).
Quando sua madre Teti udì i (suoi) gemiti e il grande clamore (che faceva), subito volò dal figlio dalla caverna marina (dove si trovava).
“Perchè piangi, figlio mio?” disse “Senza dubbio sei torturato da un grande dolore”.
Achille rispose alla madre: “Mi tormento per il dolore perchè Patroclo, il più caro fra i (miei) amici, è stato ucciso da Ettore e le mie armi sono state rubate dal comandante troiano. Ma, a causa dell’uccisione di Patroclo, Ettore sarà subito ucciso dalla mia lancia”.
Teti, mossa a pietà, disse al figlio: “Dopo che delle armi assolutamente straordinarie saranno state fabbricate da Vulcano, presso il monte Etna, combatterai di nuovo e sarai il vendicatore di Patroclo, amico prediletto”.
Quindi Teti si allontanò dal figlio e si diresse rapidamente verso l’Olimpo, dimora degli dei.
In seguito Achille, furente d’ira, ritornò in battaglia con le armi divine e uccise Ettore.