La Commissione Cultura della Camera ha approvato il disegno di legge che rinomina “insegnante di sostegno” in “insegnante per l’inclusione”. Il provvedimento, presentato mesi fa dalla deputata della Lega Giovanna Miele come prima firmataria, prosegue ora il proprio iter parlamentare dopo il via libera formale ottenuto il 4 febbraio 2026.
L’esame in Commissione ha alimentato un dibattito pubblico intenso sul tema dell’inclusione scolastica e sul ruolo dei docenti specializzati. Il ddl si concentra principalmente sulla modifica della denominazione professionale, intervenendo sul piano lessicale per ridefinire l’identità di questi professionisti all’interno del sistema educativo.
L’approvazione in sede di Commissione rappresenta un passaggio procedurale significativo, ma non conclusivo: il testo dovrà proseguire l’iter previsto prima di un’eventuale conversione in legge.
La posizione della proponente e le finalità dichiarate
Giovanna Miele, deputata della Lega e prima firmataria del disegno di legge, ha espresso soddisfazione per l’approvazione in Commissione Cultura, sottolineando che il passaggio da “docente di sostegno” a “docente per l’inclusione” rappresenta “non un atto banale ma un segnale importante nei confronti di questi professionisti”. Miele ha dichiarato di augurarsi che l’iter possa proseguire speditamente, evidenziando come il provvedimento guardi “con attenzione al lavoro e all’impegno di chi svolge un ruolo essenziale all’interno dei nostri istituti scolastici”.
Tra gli elementi operativi inseriti nel testo, figura la promozione della formazione per il potenziamento delle competenze dei docenti curriculari nelle didattiche inclusive. La deputata ha ribadito che “anche da un cambiamento lessicale come questo può e deve partire l’intenzione più ampia di costruzione di una scuola giusta, accessibile a tutti, equa e soprattutto che considera i ragazzi tutti uguali, senza alcuna distinzione”, inquadrando il provvedimento come parte di un “grande progetto di rivoluzione del mondo scolastico”.
Le critiche di Chiocca e Ianes: la questione oltre il linguaggio
Evelina Chiocca, docente nei corsi di specializzazione per il sostegno e presidente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, esprime scetticismo sull’efficacia della proposta: “Dubito seriamente che ‘cambiare una denominazione’ possa, quasi fosse una magia, estirpare fenomeni come la delega o la deresponsabilizzazione o le cattive prassi”.
Ancora più severo il giudizio di Dario Ianes, docente universitario di pedagogia speciale e tra i massimi esperti italiani sui temi dell’inclusione, che definisce l’operazione “cosmetica linguistica”. Secondo Ianes, per spingere davvero sull’inclusione servirebbero interventi strutturali: formazione dei curricolari, codocenze, supervisione e supporto da parte di esperti, evoluzione radicale del sistema di supporto all’eterogeneità delle classi.
L’esperto conclude con un giudizio netto: “Con questo governo, di cui conosciamo bene gli atti concreti, non c’è alcuna possibilità”.
Le ricadute indicate nel ddl e i nodi evidenziati dagli esperti
Il disegno di legge punta a valorizzare i professionisti dell’inclusione e a promuovere la formazione dei docenti curriculari nelle didattiche inclusive. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il provvedimento non affronta i nodi strutturali del sistema: la delega del sostegno a una sola figura, la mancata responsabilità diffusa e le prassi scolastiche poco efficaci che generano le lamentele dei genitori.
Nonostante le criticità sollevate, l’iter legislativo prosegue regolarmente alla Camera, lasciando aperto il dibattito sul divario tra la portata simbolica del cambio di denominazione e le necessità concrete dell’inclusione scolastica.