Durante il vertice del 20 gennaio 2026 a Roma, organizzato da Federcontribuenti, è emerso un quadro critico sullo stato degli edifici scolastici italiani. Il Cnre (Consorzio nazionale per la ricostruzione ecologica), attraverso il suo presidente Claudio Del Medico Fasano, ha denunciato che il 40% delle strutture presenta criticità tali da richiedere interventi radicali, dall’adeguamento tecnico alla ricostruzione completa.
Nonostante l’Italia sia un territorio ad elevata pericolosità sismica, mancano dati aggiornati e trasparenti sull’effettivo adeguamento antisismico dei plessi. Un caso emblematico riguarda i 145 milioni di euro stanziati un decennio fa per le verifiche di vulnerabilità: le risorse non hanno prodotto un quadro chiaro né garanzie concrete sulla messa in sicurezza.
Questa zona d’ombra gestionale evidenzia un grave problema nella capacità amministrativa di tradurre gli investimenti in cantieri operativi. La vetustà diffusa del patrimonio immobiliare scolastico compromette la sicurezza strutturale di studenti e personale, sollevando interrogativi urgenti sulla protezione delle comunità educative in un paese sismico.
La minaccia del radon e la salubrità degli ambienti
Il radon rappresenta un pericolo invisibile all’interno delle aule scolastiche italiane. Si tratta di un gas radioattivo naturale che risale dal sottosuolo e penetra negli edifici attraverso fessurazioni nelle fondamenta o pavimentazioni inadeguatamente isolate.
La scarsa ventilazione favorisce l’accumulo di questo elemento cancerogeno, compromettendo la qualità dell’aria e la salubrità degli ambienti frequentati quotidianamente da studenti e personale. Il problema ha già prodotto conseguenze concrete: nel marzo 2023 un asilo è stato chiuso dopo il rilevamento di concentrazioni di radon oltre le soglie di sicurezza. Il caso evidenzia la dimensione strutturale del rischio e la necessità di interventi mirati.
Secondo le stime del Cnre, circa 60.000 plessi richiedono urgenti bonifiche ambientali, con priorità per asili nido e scuole materne dove i bambini trascorrono le fasce orarie più delicate dello sviluppo. La soluzione passa attraverso l’utilizzo di materiali ecologici e non inquinanti, garantendo l’allineamento ai parametri europei.
“Non è più accettabile”, ha sottolineato Claudio Del Medico Fasano, “esporre i bambini a rischi sanitari evitabili per assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria”. La tutela della salute delle nuove generazioni impone un cambio di passo nell’approccio alla sicurezza scolastica.
Il perimetro degli investimenti PNRR per le scuole
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza stanzia 5,1 miliardi di euro per la messa in sicurezza e riqualificazione energetica di 3.238 edifici scolastici esistenti, affiancati da ulteriori 1,18 miliardi destinati alla realizzazione di 215 nuove scuole. Questi numeri delineano un perimetro di intervento ambizioso, pensato per rispondere simultaneamente alle esigenze antisismiche e di salubrità ambientale emerse dall’analisi del Cnre.
La vera sfida risiede nella capacità di spesa e nella visione progettuale delle amministrazioni: i fondi devono tradursi in cantieri operativi entro le scadenze previste, evitando la frammentazione che ha caratterizzato gli investimenti precedenti.
L’obiettivo non è limitarsi a “reggere” ai terremoti, ma costruire un ecosistema educativo resiliente e sostenibile, dove le scuole diventino presidi di efficienza energetica e benessere collettivo, superando definitivamente l’era delle strutture obsolete.
Le priorità operative per una messa in sicurezza efficace
Le istituzioni e le parti sociali chiedono un piano straordinario nazionale con tempistiche certe e fondi garantiti, superando gli interventi frammentari. La strategia deve svilupparsi su due binari: consolidamento statico degli edifici e bonifica ambientale. L’obiettivo è l’allineamento ai parametri europei attraverso materiali ecologici, garantendo accountability nella trasformazione delle risorse in cantieri operativi.