Il Giorno del Ricordo è stato istituito con la legge 30 marzo 2004, n. 92, quale momento fondamentale di consapevolezza storica e responsabilità civile per l’intera comunità nazionale. La ricorrenza del 10 febbraio è dedicata alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra, eventi che si collocano nel periodo compreso tra il 1943 e il 1947 e che hanno coinvolto le popolazioni dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Le violenze e le tragedie di quel confine orientale maturarono in un’Europa lacerata da totalitarismi, nazionalismi esasperati, occupazioni militari e conflitti ideologici di portata continentale. Ricordare non significa cristallizzare il passato in una narrazione univoca, ma riconoscere la sofferenza delle vittime e comprendere le dinamiche storiche che hanno condotto a quelle tragedie.
La funzione pubblica di questa memoria consiste nel promuovere una coscienza democratica matura e condivisa, capace di richiamare l’universalità dei diritti umani e la necessità di vigilare contro ogni forma di odio etnico o politico.
La campagna “#MemoriaResponsabile” del CNDDU
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha lanciato per il 10 febbraio 2026 la campagna nazionale “#MemoriaResponsabile – 10 febbraio 2026 nelle scuole”, rivolta a comunità scolastica e opinione pubblica. L’iniziativa mira a trasformare il Giorno del Ricordo in un’opportunità educativa concreta, non in un adempimento formale.
L’obiettivo centrale è promuovere una memoria consapevole che educhi le nuove generazioni ai diritti umani e alla cittadinanza attiva. La campagna pone al centro il contrasto a ogni forma di odio etnico o politico, collegando la riflessione storica alla tutela dei diritti fondamentali.
Il CNDDU invita studenti e docenti a intraprendere un percorso condiviso di riflessione e produzione culturale che renda la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata patrimonio attivo della coscienza democratica.
Le scuole come luogo di memoria attiva e diritti
La scuola rappresenta lo spazio dove la memoria si trasforma in conoscenza, dialogo e maturazione civile. Nelle aule, ricordare il 10 febbraio significa fornire agli studenti strumenti critici per comprendere la complessità storica, distinguere tra fatti e interpretazioni, e analizzare le fonti con rigore metodologico.
L’educazione alla memoria sviluppa empatia verso chi ha vissuto l’esilio e la perdita della propria terra, mostrando concretamente come la negazione dei diritti e la radicalizzazione identitaria possano generare persecuzioni e violenze. La democrazia si fonda sulla tutela delle minoranze e sul rispetto della dignità umana, principi che trovano nella riflessione storica il loro terreno di applicazione.
Nel contesto di nuove tensioni internazionali, il Giorno del Ricordo assume un valore pedagogico rafforzato, invitando a trasformare questa ricorrenza in un laboratorio di cittadinanza attiva capace di promuovere una cultura dei diritti e della pace.
Le azioni previste: approfondimenti, produzione multimediale, dialogo con esperti
La campagna si articola in una proposta operativa articolata su più livelli. Il Coordinamento ha suggerito l’organizzazione di un momento di approfondimento simultaneo in tutte le scuole che aderiranno all’iniziativa, consentendo di creare un’esperienza condivisa su scala nazionale. Durante questa fase, studenti e docenti sono invitati a confrontarsi con le fonti storiche e a sviluppare una riflessione critica sulle vicende del confine orientale.
Parallelamente, è prevista la realizzazione di contributi multimediali elaborati direttamente dagli studenti, da diffondere attraverso canali digitali. Questi materiali – video, podcast, grafiche – nascono da un lavoro di ricerca e rielaborazione creativa, trasformando la conoscenza in produzione culturale attiva e accessibile a un pubblico ampio.
L’iniziativa potrebbe prevedere anche un collegamento in diretta con studiosi e rappresentanti delle istituzioni, per favorire un dialogo aperto e documentato. L’obiettivo è superare la logica dell’adempimento formale, promuovendo invece un coinvolgimento autentico, fondato sul rigore e sulla condivisione.
L’orizzonte europeo e il richiamo alla responsabilità democratica
La memoria del confine orientale non è solo patrimonio nazionale, ma appartiene alla storia europea e sollecita una riflessione sul significato di confini, identità e convivenza tra popoli. Camera dei deputati e Senato hanno celebrato la ricorrenza con sedute solenni, mentre i Presidenti Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella hanno condannato ogni totalitarismo, negazionismo e riduzionismo, riaffermando che la memoria unisce e non divide.
La Casa del Ricordo a Roma e il progetto del Museo del Ricordo testimoniano la volontà di trasformare questa memoria in patrimonio accessibile, documentato e aperto alle nuove generazioni, fondamento di responsabilità condivisa.