Hikikomori in Italia, i veri numeri sono quattro volte superiori: allarme per la dipendenza affettiva dall'IA

Hikikomori in Italia, i veri numeri sono quattro volte superiori: allarme per la dipendenza affettiva dall'IA

Le stime reali degli hikikomori in Italia quadruplica i dati ufficiali. Emerge un nuovo rischio: la dipendenza affettiva dall'Intelligenza Artificiale.
Hikikomori in Italia, i veri numeri sono quattro volte superiori: allarme per la dipendenza affettiva dall'IA
Le stime reali degli hikikomori in Italia quadruplica i dati ufficiali. Emerge un nuovo rischio: la dipendenza affettiva dall'Intelligenza Artificiale.

Nel corso del convegno “Libro, carta e penna”, ospitato presso la sede del Ministero dell’Istruzione alla presenza del ministro Giuseppe Valditara, è emerso un quadro decisamente più articolato rispetto alle percezioni diffuse sul tema del ritiro sociale volontario. I dati ufficiali, che prendono in considerazione esclusivamente gli studenti regolarmente iscritti e frequentanti, parlano di circa 50-60mila casi. Tuttavia, questa fotografia appare parziale e non pienamente rappresentativa della reale portata del fenomeno.

A offrire una lettura più approfondita è stato Marco Crepaldi, psicologo e presidente dell’associazione nazionale Hikikomori Italia. L’esperto, che dal 2017 segue da vicino la questione attraverso il confronto diretto con migliaia di famiglie, ha evidenziato come la stima più prudente possa arrivare fino a 200mila giovani coinvolti. Uno scarto significativo rispetto ai numeri ufficiali, che suggerisce come una parte consistente di adolescenti resti fuori dalle rilevazioni istituzionali.

Questo divario mette in luce una zona d’ombra ampia e strutturale: molti ragazzi vivono infatti una condizione di isolamento che li rende invisibili ai sistemi di monitoraggio scolastico e sociale. Una situazione che, pur con le dovute differenze, richiama quanto accaduto in Giappone, dove il fenomeno degli hikikomori ha assunto dimensioni tali da arrivare a coinvolgere circa un milione di persone, diventando un’emergenza sociale riconosciuta a livello nazionale.

Le dinamiche del ritiro: fattori psicosociali e ruolo delle tecnologie

Il ritiro sociale non è riducibile a pigrizia o semplice dipendenza da internet. Alla base si trovano dinamiche multifattoriali: un profondo senso di inadeguatezza, frustrazione e difficoltà nella gestione dei rapporti con i coetanei spingono progressivamente l’adolescente a rifugiarsi nella propria stanza.

Si tratta di un continuum di situazioni, non di un profilo-tipo univoco, che riflette fragilità psicologiche e pressioni sociali variegate.

Lo scenario, tuttavia, è in rapida evoluzione. L’ingresso di nuove variabili tecnologiche modifica le traiettorie dell’isolamento. Se in passato il disagio era mediato principalmente dai social network classici—piattaforme di contenuti passivi e interazioni asincrone—oggi emergono dinamiche più complesse legate ad algoritmi interattivi.

Queste forme inedite di tecnologia relazionale possono alterare non solo la sfera emotiva, ma anche i processi cognitivi, richiedendo un aggiornamento delle categorie interpretative con cui famiglie, scuole e operatori leggono il fenomeno.

Il rischio emergente: la dipendenza affettiva dall’IA e gli effetti su emozioni e apprendimento

Oltre alle forme tradizionali di isolamento, gli esperti segnalano oggi un rischio inedito: la dipendenza affettiva verso l’Intelligenza Artificiale. A differenza dell’uso passivo dei social network classici, i sistemi IA avanzati sono capaci di simulare conversazioni e offrire risposte personalizzate, creando l’illusione di un rapporto umano autentico.

Questa interazione algoritmica può generare legami emotivi che, pur privi di reciprocità reale, influenzano profondamente la sfera affettiva dei giovani hikikomori, accentuandone la tendenza all’isolamento.

L’impatto non si limita agli aspetti emotivi: i processi cognitivi e di apprendimento rischiano di subire alterazioni significative. L’esposizione prolungata a interlocutori artificiali, che rispondono in modo prevedibile e privo di contraddizioni, può compromettere la capacità di confrontarsi con la complessità delle relazioni reali e con il pensiero critico richiesto nel percorso scolastico.

Per questo motivo, diventa urgente una vigilanza specifica sia nell’ecosistema scolastico che nella quotidianità domestica, monitorando l’uso che gli adolescenti fanno delle tecnologie IA e promuovendo un utilizzo consapevole e mediato.

Le risposte istituzionali: il Piano per l’infanzia e l’adolescenza e il lavoro di rete

Il nuovo Piano per l’infanzia e l’adolescenza rappresenta la cornice strategica istituzionale volta ad affrontare l’emergenza dell’isolamento sociale. Lo strumento programmatico persegue un duplice obiettivo: avviare una ricerca mirata per far emergere il sommerso e comprendere le diverse declinazioni del ritiro, quindi strutturare risposte operative concrete sul territorio.

La strategia abbandona l’approccio a compartimenti stagni e promuove un lavoro di rete integrato. Famiglie, scuole, servizi sanitari ed educativi sono chiamati a collaborare in modo sinergico, tenendo conto delle specificità locali per intercettare precocemente i segnali di disagio e offrire percorsi di recupero che mirino al reinserimento graduale nel tessuto sociale.

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