Il disegno di legge a firma del deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese propone la reintroduzione della denominazione “ginnasio” per i primi due anni del liceo classico. Il testo, depositato in Parlamento nel novembre 2024, è stato assegnato alla Commissione Cultura della Camera per l’esame.
L’intervento normativo non prevede modifiche strutturali all’ordinamento del liceo classico né ai programmi di studio, ma si limita al ripristino di una denominazione che era stata eliminata nel tempo. La proposta riguarda esclusivamente la nomenclatura delle classi iniziali del percorso quinquennale, che tornerebbero a chiamarsi IV e V ginnasio anziché prima e seconda classe del liceo classico, come avviene attualmente.
L’iter parlamentare è in fase di esame e non sono stati comunicati tempi definiti per l’eventuale approvazione.
Le motivazioni dichiarate dal proponente
Nella relazione introduttiva, Amorese spiega che l’obiettivo è restituire all’ordinamento scolastico una tradizione educativa e culturale distintiva della scuola umanistica nazionale. Il deputato sottolinea come la cancellazione della denominazione “ginnasio”, decisa in passato da un Governo di centro-destra, abbia appiattito un patrimonio identitario di grande rilievo, privando il liceo classico di un elemento simbolico e pedagogico essenziale: quello di un percorso formativo in due fasi distinte ma complementari.
La perdita della distinzione ha reso meno percepibile il valore identitario del percorso agli occhi di studenti, famiglie e comunità scolastica. Secondo il proponente, il venir meno del termine “ginnasio” ha significato simbolicamente la rottura di una continuità storica e ideale con la scuola umanistica italiana ed europea.
La differenziazione lessicale e didattica tra ginnasio e liceo, si legge nella relazione, può rafforzare il senso di appartenenza e progressione negli studenti, restituendo loro la consapevolezza di un cammino intellettuale graduale fondato sulla crescita culturale.
La storia del ginnasio e del liceo classico
La denominazione “ginnasio” affonda le radici nella Riforma Gentile, che istituì un percorso quinquennale propedeutico al liceo. La prima ginnasiale corrispondeva all’attuale prima media, mentre gli ultimi due anni si chiamavano quarta e quinta ginnasiale.
La Riforma Bottai del 1940 introdusse la scuola media triennale e riorganizzò il liceo classico in cinque anni, mantenendo però le denominazioni IV e V ginnasio per le prime due classi. Nel 1952 un intervento amministrativo modificò i quadri orari senza toccare l’ordinamento né la nomenclatura tradizionale.
La separazione tra ginnasio e liceo rimase evidente anche grazie all’esame di ammissione obbligatorio al termine della V ginnasiale: una prova selettiva che spesso causava bocciature e ripetenze. Questo esame venne abolito con decreto ministeriale nel gennaio 1969, durante le proteste e le occupazioni studentesche del Movimento.
Le letture critiche e il contesto educativo
L’affermazione che il liceo classico abbia “formato intere generazioni di studenti” appare, secondo l’analisi della fonte, quantomeno eccessiva e forse persino imprudente. In realtà, ginnasio e classico hanno rappresentato, almeno fino ad alcuni decenni fa, un percorso destinato non alla generalità degli studenti, ma specificamente a coloro che erano predestinati a diventare la classe dirigente del Paese.
Questa finalità elitaria costituiva, d’altronde, proprio lo scopo dichiarato della Riforma Gentile, che aveva istituito la struttura originaria del percorso. Il dibattito attuale sull’identità simbolica del liceo classico si confronta quindi con una funzione storicamente selettiva, elemento che ridimensiona la portata inclusiva della tradizione rivendicata dal disegno di legge.