La Maturità 2026 introduce una discontinuità netta rispetto al passato. Il colloquio non parte più da uno spunto scelto dalla commissione e non si costruisce attorno a un tema contenitore deciso dallo studente. Al centro dell’orale ci sono quattro discipline, individuate a livello ministeriale, e la commissione assume un ruolo attivo attraverso domande e approfondimenti mirati.
La struttura si fa più rigida: i commissari verificano contenuti, metodo e capacità argomentativa su ciascuna materia d’esame. L’iniziativa passa dalla preparazione dello studente alla guida della commissione, composta da cinque membri: due commissari esterni, due interni e un presidente esterno.
La centralità del Documento del 15 maggio: cosa decide
Il Documento del 15 maggio costituisce l’unico riferimento a cui la commissione può attingere per strutturare l’orale. Stabilisce in modo vincolante l’ambito delle domande: tutto ciò che non è elencato al suo interno non può diventare oggetto di verifica durante il colloquio.
Questa delimitazione non è formale ma concreta. La commissione non può interrogare su argomenti non trattati, capitoli saltati o approfondimenti mai svolti in classe. Il Documento traccia il perimetro effettivo dell’esame, offrendo una tutela reale contro richieste arbitrarie.
Per gli studenti, questo significa una selezione mirata del ripasso: concentrarsi su ciò che compare nel Documento evita dispersioni inutili e consente di gestire il tempo di preparazione con maggiore efficacia.
I contenuti del Documento: programmi, pcto ed educazione civica
Il Documento fotografa il lavoro reale svolto dalla classe nell’ultimo anno. Contiene gli argomenti trattati per ogni disciplina, le attività di educazione civica, le esperienze di PCTO e gli eventuali percorsi trasversali già affrontati.
Non si limita a elencare contenuti: riporta anche i metodi didattici utilizzati, gli obiettivi formativi perseguiti e i criteri di valutazione adottati dal Consiglio di classe.
Per la commissione rappresenta una guida operativa che orienta domande e approfondimenti. Per lo studente è un indice ragionato: permette di capire cosa vale davvero la pena ripassare e con quale taglio.
Le fasi del colloquio: valutazione e collegamenti
L’orale 2026 non si riduce a un’interrogazione tradizionale. Si articola in tappe precise, tutte obbligatorie, che compongono la valutazione finale.
Si parte con una riflessione iniziale sul percorso scolastico e personale dello studente, supportata anche dal Curriculum dello studente. Questa fase introduce il candidato e contestualizza il suo vissuto formativo.
Il cuore della prova sono le domande sulle quattro discipline d’esame. Qui la commissione verifica conoscenze, metodo e capacità argomentativa attraverso approfondimenti mirati.
Segue la discussione del PCTO, presentato tramite relazione o elaborato multimediale. Lo studente illustra l’esperienza e ne analizza il valore formativo.
È poi il turno della verifica delle competenze di educazione civica, integrata nel colloquio secondo quanto previsto dal Documento del 15 maggio.
Infine, si commentano le prove scritte, momento che offre allo studente l’opportunità di riflettere sulle proprie scelte e sul metodo applicato.
I collegamenti interdisciplinari restano possibili, ma perdono la centralità del passato: emergono naturalmente quando sostengono un ragionamento, senza forzature.
La redazione del Documento: chi lo scrive e perché è vincolante
Il Documento del 15 maggio nasce da un lavoro collegiale del Consiglio di classe. Ogni docente contribuisce per la propria disciplina, fornendo informazioni sugli argomenti trattati, le metodologie adottate e gli obiettivi raggiunti. Il dirigente scolastico interviene per verificare la coerenza complessiva del testo, garantendo che rispecchi fedelmente il percorso formativo della classe.
Il suo carattere vincolante rappresenta una tutela concreta per gli studenti. La commissione d’esame può formulare domande solo su quanto dichiarato nel Documento, escludendo qualsiasi argomento non affrontato durante l’anno. Questo meccanismo previene interrogazioni fuori programma e assicura equità tra classi diverse, evitando disparità nella valutazione finale.
La pubblicazione: dove trovarlo e quando consultarlo
Il Documento del 15 maggio viene pubblicato entro la data omonima nell’albo online della scuola, accessibile liberamente senza necessità di richieste o autorizzazioni. La consultazione è responsabilità dello studente: molti docenti avvisano le classi della pubblicazione, ma si tratta di prassi informale, non di obbligo formale.
Scaricarlo e leggerlo con anticipo consente di mappare con chiarezza gli argomenti effettivamente oggetto d’esame, evitando dispersione su contenuti non trattati e ottimizzando il ripasso in funzione del colloquio.
La firma degli studenti: prassi e valore legale
Nessuna norma ministeriale richiede la firma degli studenti sul Documento del 15 maggio. In alcuni istituti viene comunque chiesta come prassi interna, ma si tratta di una scelta organizzativa che non modifica la validità del documento stesso.
Che sia firmato o meno dalla classe, il testo conserva pieno valore legale e continua a vincolare la commissione d’esame. La sua efficacia non dipende dal consenso degli studenti, ma dall’approvazione collegiale del Consiglio di classe e dalla pubblicazione ufficiale nel sito della scuola.