Medicina a Tirana, il MUR boccia le rette di Tor Vergata: rettore convocato d'urgenza

Medicina a Tirana, il MUR boccia le rette di Tor Vergata: rettore convocato d'urgenza

Il Ministero dell'Università ha avviato un'azione formale contro Tor Vergata per le tasse di 9.650 euro richieste ai 220 studenti di medicina destinati a Tirana.
Medicina a Tirana, il MUR boccia le rette di Tor Vergata: rettore convocato d'urgenza
Il Ministero dell'Università ha avviato un'azione formale contro Tor Vergata per le tasse di 9.650 euro richieste ai 220 studenti di medicina destinati a Tirana.

Il Ministero dell’Università ha avviato un’azione di richiamo formale nei confronti dell’ateneo romano dopo l’emersione delle polemiche sulle tasse richieste agli studenti destinati alla sede albanese per il semestre filtro di Medicina. La ministra Anna Maria Bernini ha definito “sbagliata” la decisione di imporre una contribuzione di 9.650 euro ai 220 aspiranti medici ammessi attraverso graduatoria nazionale, sottolineando l’incompatibilità con i principi dell’istruzione pubblica.

Le proteste delle famiglie e l’attenzione mediatica hanno accelerato l’intervento, spingendo la titolare del dicastero a contattare telefonicamente il rettore Nathan Levialdi Ghiron per una convocazione d’urgenza presso il Ministero. Il corso di medicina presso la sede distaccata di Tirana, gestito in collaborazione con l’università “Nostra Signora del Buon Consiglio”, prevede un periodo iniziale obbligatorio che ha generato tensioni sul piano economico.

La posizione del MUR è inequivocabile: applicare un regime contributivo così elevato viola il diritto allo studio e crea disparità inaccettabili rispetto agli studenti iscritti in altre sedi statali, rendendo necessaria una revisione immediata.

Le ragioni dell’intervento: il diritto allo studio e l’accessibilità economica

Il MUR ha espresso una netta contrarietà verso la contribuzione di 9.650 euro, considerata incompatibile con il principio di accesso equo all’istruzione pubblica. La ministra Bernini ha convocato telefonicamente il rettore Levialdi Ghiron per un confronto diretto al Ministero, sottolineando che un simile onere finanziario, paragonabile alle rette delle università private, non può essere applicato in un contesto statale.

La posizione ministeriale è chiara: le condizioni economiche devono rimanere uniformi per tutti gli studenti, a prescindere dalla sede didattica frequentata. Il costo richiesto rappresenta infatti un ostacolo concreto per numerose famiglie, creando una discriminazione economica che contraddice le finalità del sistema universitario pubblico.

I numeri in gioco: 9.650 euro e 220 studenti

La cifra complessiva coinvolge 220 aspiranti medici destinati alla sede di Tirana per il semestre filtro. L’importo di 9.650 euro per studente costituisce un onere significativo che ricade direttamente sulle famiglie, rendendo più difficoltoso l’accesso al percorso formativo per chi non dispone di risorse economiche adeguate.

La proposta di rateizzazione: perché non basta

Prima dell’intervento del Ministero, l’ateneo di Tor Vergata e l’università partner “Nostra Signora del Buon Consiglio” hanno tentato di contenere le proteste proponendo una modifica nelle modalità di versamento. La soluzione prevedeva la suddivisione dell’importo totale in tre tranche da circa 3.216 euro ciascuna, eliminando l’obbligo di pagamento in un’unica soluzione al momento dell’iscrizione.

Il MUR ha però respinto la proposta, definendola un passo avanti troppo piccolo e puramente formale.

Secondo la Ministra Bernini, la dilazione temporale non risolve il problema di fondo: serve una revisione sostanziale dell’importo richiesto, non una semplice ripartizione nei tempi. La rateizzazione lascia invariato il carico economico complessivo sulle famiglie, mantenendo una contribuzione incompatibile con i principi di accessibilità dell’istruzione pubblica.

Il Ministero chiede quindi una correzione strutturale che intervenga sull’entità della tassa, garantendo condizioni uniformi per tutti gli studenti inseriti nella graduatoria nazionale.

Il nodo amministrativo: graduatorie, decreto di agosto e informazioni tardive

La controversia affonda le radici in un cortocircuito burocratico che ha generato sorpresa e sconcerto. I posti riservati alla sede albanese figuravano già nel decreto ministeriale pubblicato lo scorso agosto, documento che definiva l’offerta formativa nazionale per l’accesso programmato. Tuttavia, la portata reale dell’onere economico è emersa soltanto nei primi giorni di gennaio, quando gli aspiranti camici bianchi hanno dovuto confrontarsi con le condizioni concrete di iscrizione.

La pubblicazione della graduatoria nazionale dell’8 gennaio ha rappresentato il momento di rottura: gli studenti assegnati alla sede di Tirana hanno scoperto l’importo effettivo richiesto, scatenando immediate reazioni da parte delle famiglie. Sebbene le informazioni fossero tecnicamente disponibili sui portali istituzionali dell’ateneo, l’allarme è scattato solo al momento dell’assegnazione ufficiale, quando la prospettiva del trasferimento si è trasformata in necessità immediata.

Si configura così un paradosso amministrativo in cui un decreto emanato dallo stesso Ministero si è scontrato con le scelte economiche autonome dell’università, generando una frattura che ha reso indispensabile l’attuale intervento correttivo d’urgenza.

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