Il Governo Meloni ha varato giovedì scorso il pacchetto sicurezza dopo due settimane di confronto istituzionale. Il provvedimento si articola in un decreto-legge e un disegno di legge, entrambi con disposizioni che riguardano direttamente il mondo della scuola.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, docenti e dirigenti scolastici vengono equiparati, sul piano della tutela penale, al personale sanitario e alle forze dell’ordine.
L’arresto in flagranza differita consente di procedere entro 48 ore dal fatto se esiste documentazione certa dell’episodio, ad esempio riprese video o testimonianze verificabili. Il decreto-legge sarà operativo non appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, mentre il disegno di legge dovrà seguire l’iter parlamentare per l’approvazione definitiva.
Quest’ultima parte introduce anche strumenti di prevenzione e contrasto alla marginalità.
Le misure penali: arresto in flagranza e pene aggravate per le aggressioni
Il decreto prevede l’estensione dell’arresto in flagranza ai reati di lesioni, violenza o resistenza commessi contro docenti e dirigenti scolastici, equiparandoli al personale sanitario e alle forze dell’ordine. La procedibilità è consentita entro 48 ore dal fatto, a condizione che sia supportata da documentazione certa che attesti l’accaduto.
Per gli atti violenti contro il personale scolastico, la pena prevede la reclusione da 2 a 5 anni. L’inasprimento diventa significativo nei casi di lesioni personali: per lesioni gravi la reclusione sale da 4 a 10 anni, mentre per lesioni gravissime si arriva da 8 a 16 anni.
Questo rafforzamento della tutela penale riconosce la particolare esposizione del personale educativo e mira a offrire una risposta deterrente alle aggressioni in ambito scolastico, garantendo maggiore protezione a chi opera quotidianamente nelle istituzioni formative.
Le restrizioni ai minori: divieto di acquisto di armi improprie e sanzioni familiari
Il decreto introduce il divieto di vendita ai minori di strumenti da punta e taglio, classificati come armi improprie, ossia oggetti che, pur non essendo armi in senso stretto, possono essere occasionalmente utilizzati per offendere. Il divieto si estende agli acquisti effettuati tramite piattaforme di e-commerce, chiudendo una lacuna normativa rilevante nell’era digitale.
Chi viola questa norma rischia una multa da 500 a 3.000 euro, che può salire fino a 12.000 euro in caso di reiterazione della condotta.
Sul fronte della prevenzione, il pacchetto amplia l’elenco dei reati che fanno scattare l’ammonimento del questore nei confronti dei minori di età compresa tra i 12 e i 14 anni. L’ammonimento rappresenta uno strumento di allerta formale prima che il comportamento degeneri in condotte più gravi.
Una novità rilevante riguarda la responsabilità genitoriale: se un minore commette reati legati al porto abusivo di armi o strumenti atti a offendere, chi esercita la responsabilità genitoriale è soggetto a una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro.
Questa misura intende responsabilizzare le famiglie, coinvolgendole attivamente nella vigilanza e nell’educazione alla legalità dei propri figli, specialmente in un contesto scolastico sempre più esposto a episodi di violenza.
La fase applicativa: il ruolo del prefetto e l’alleanza educativa territoriale
Le sanzioni amministrative previste dal pacchetto sicurezza vengono applicate dal prefetto, autorità territoriale competente per i provvedimenti di natura non penale. Il decreto-legge entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, rendendo operative le disposizioni sull’arresto in flagranza e le pene aggravate.
Il disegno di legge, invece, deve completare l’iter parlamentare presso le Camere per acquisire efficacia.
Il Ddl introduce la rete territoriale dell’alleanza educativa per le famiglie, che coinvolge scuole e associazioni sportive in un sistema di supporto integrato. Questa rete si propone di affiancare alle misure repressive un intervento preventivo strutturato sul territorio.
I piani Agenda Sud e Nord costituiscono gli strumenti di finanziamento per sostenere interventi mirati contro l’emarginazione sociale e la povertà educativa, integrando così la dimensione sanzionatoria con quella educativa e sociale.