Un quarto delle scuole italiane in edifici nati per altri usi: la mappa regionale del patrimonio vetusto

Un quarto delle scuole italiane in edifici nati per altri usi: la mappa regionale del patrimonio vetusto

Quasi il 25% degli edifici scolastici italiani non è stato originariamente concepito per la didattica. Il 15% risale a prima del 1945, mentre il 9% manca di datazione.
Un quarto delle scuole italiane in edifici nati per altri usi: la mappa regionale del patrimonio vetusto

L’analisi degli open data dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito rivela una situazione sorprendente: quasi un quarto degli edifici scolastici italiani potrebbe non essere stato concepito originariamente per la didattica. Il dato emerge dall’incrocio di due evidenze anagrafiche: il 15% delle strutture censite risulta costruito prima del 1945, mentre un ulteriore 9% presenta datazione del tutto assente nei registri ministeriali.

Quest’ultimo gruppo, sebbene privo di conferme documentali definitive, comprende con alta probabilità gli edifici più remoti, antecedenti ai moderni archivi catastali. L’esperienza sul campo conferma che l’assenza di informazioni anagrafiche costituisce spesso un indizio di maggiore vetustà.

Entrambe le categorie condividono un elemento critico: si tratta di strutture concepite con criteri edilizi e sismici lontanissimi dagli standard odierni, spesso riadattate a uso scolastico solo in un secondo momento. Questo disallineamento rispetto alle normative attuali solleva interrogativi sulla funzionalità degli spazi e sulla sicurezza sismica complessiva del patrimonio educativo nazionale.

Le differenze regionali: Liguria in testa, Piemonte e Veneto con ampie lacune anagrafiche

La distribuzione geografica degli edifici storici evidenzia una netta concentrazione nel Nord e Centro Italia. La Liguria detiene il primato nazionale con circa il 35% delle strutture scolastiche risalenti a prima del 1945, di cui ben il 5% ha origini ottocentesche. Questa prevalenza trova una possibile spiegazione nell’orografia complessa della regione, che storicamente ha reso più conveniente riadattare edifici esistenti piuttosto che realizzare nuove costruzioni.

A seguire si collocano Toscana (quasi 20% di edifici pre-1945), Lombardia ed Emilia-Romagna (entrambe attorno al 19%). Questi dati certificati delineano un patrimonio edilizio scolastico di lunga data in buona parte del territorio settentrionale.

Un quadro più complesso emerge però considerando le regioni con evidenti lacune anagrafiche. In Piemonte, oltre al 21% di edifici storici accertati, ben il 58,7% delle scuole risulta privo di datazione nell’anagrafe ministeriale. Situazione analoga in Veneto, dove al 12% di strutture documentate come ante-1945 si somma un 35% di informazioni assenti.

Queste lacune anagrafiche rappresentano un’area grigia: l’assenza di dati potrebbe indicare un patrimonio ancora più antico, sfuggito ai censimenti moderni, oppure riflettere semplicemente carenze nei sistemi di registrazione. Sommando edifici storici certi e quota senza datazione, Piemonte e Veneto emergono come territori con il potenziale patrimonio più vetusto d’Italia, sebbene la reale entità del fenomeno rimanga difficilmente quantificabile con precisione.

Il sud e le isole: boom del secondo Novecento e scuole più recenti

Nel Mezzogiorno e nelle isole maggiori, il panorama dell’edilizia scolastica si differenzia nettamente dal resto del Paese. L’anagrafe ministeriale risulta più completa, con una presenza minima di informazioni assenti, e testimonia un deciso rinnovamento edilizio concentrato soprattutto nella seconda metà del Novecento.

Il Molise guida la classifica delle regioni con il patrimonio scolastico più recente: quasi il 50% degli edifici è stato costruito dopo il 1976, seguito da Puglia (46,5%), Calabria (circa 45%), Sardegna (45%) e Sicilia (circa 42%). Si tratta di una dinamica legata al forte sviluppo dell’edilizia pubblica che ha caratterizzato questi territori negli ultimi decenni del XX secolo, favorendo la realizzazione di strutture progettate ex novo secondo criteri moderni.

Di conseguenza, gli edifici storici pre-1945 rappresentano ormai una rarità in molte aree meridionali: in Calabria, per esempio, non raggiungono nemmeno il 5% del totale censito. Questo scenario evidenzia una condizione di maggiore aggiornamento strutturale rispetto alle regioni del Centro-Nord, pur con tutte le specificità e le sfide che caratterizzano il sistema scolastico di ciascun territorio.

Il caso Friuli-Venezia Giulia: ricostruzione post-sisma e patrimonio ibrido

Il Friuli-Venezia Giulia rappresenta un’eccezione significativa nel panorama nazionale dell’edilizia scolastica. La regione presenta una configurazione ibrida: oltre il 17% degli edifici risale a prima del 1945, ma ben il 42,8% delle strutture è stato costruito dopo il 1976.

Questa apparente contraddizione trova spiegazione nella ricostruzione seguita al devastante terremoto del 1976, che impose il rinnovamento del patrimonio immobiliare secondo criteri antisismici moderni.

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