La mattinata del 2 febbraio si è trasformata in un incubo per la comunità scolastica salernitana. All’esterno di un istituto superiore della città, un alterco tra due sedicenni è rapidamente degenerato in violenza.
Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato, intervenuta tempestivamente sul posto, uno dei due ragazzi ha estratto un coltello e ha colpito il coetaneo al collo con un fendente. La zona colpita, particolarmente delicata dal punto di vista vascolare, ha reso necessario il trasporto immediato della vittima in ospedale con codice rosso, la massima urgenza sanitaria che indica una condizione critica.
Anche l’aggressore ha riportato lesioni: una profonda ferita da taglio alla mano destra lo ha costretto al ricovero. Gli investigatori stanno valutando se tale ferita sia stata autoinflitta durante la colluttazione o causata da un tentativo di difesa della vittima. Entrambi i minori si trovano attualmente sotto osservazione medica, mentre le loro condizioni vengono monitorate costantemente dal personale sanitario.
Le indagini della polizia: immagini e ipotesi sull’arma
Gli investigatori della Polizia di Stato stanno lavorando per ricostruire i dettagli dell’aggressione attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza acquisite nella zona circostante l’istituto. L’obiettivo è chiarire se il coltello utilizzato fosse stato portato con l’intenzione di colpire o se il ragazzo lo portasse abitualmente con sé, ipotesi che aprirebbe scenari diversi sul piano investigativo e penale.
Un elemento chiave per gli inquirenti è rappresentato dalla profonda ferita da taglio alla mano riportata dall’aggressore stesso. Gli investigatori stanno valutando se si tratti di una lesione autoinflitta nella concitazione della colluttazione o se possa essere il risultato di un tentativo di difesa da parte della vittima. Questa ferita costituisce un elemento probatorio importante per ricostruire la dinamica dell’alterco.
Attualmente le indagini sono ancora in corso e nessuna conclusione definitiva è stata resa nota dalle autorità. La Polizia mantiene il massimo riserbo mentre procede con gli accertamenti tecnici e l’ascolto di eventuali testimoni presenti al momento dei fatti.
L’escalation di episodi: il precedente in città e il caso di Bologna
L’aggressione di Salerno non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una sequenza preoccupante di violenze che coinvolgono minori in tutta Italia. Solo il giorno precedente, il centro di Salerno era stato teatro di un altro accoltellamento ai danni di un minorenne colpito alla schiena, confermando la diffusione del fenomeno anche a livello locale.
Il quadro nazionale appare altrettanto allarmante: a Bologna, un ragazzo di scuola media inferiore ai quattordici anni ha minacciato i compagni brandendo un coltellino artigianale assemblato autonomamente, probabilmente per eludere eventuali controlli visivi. L’oggetto, costruito con materiali di fortuna, testimonia la determinazione di alcuni giovani nel procurarsi strumenti offensivi da portare a scuola.
Questi episodi evidenziano un fenomeno che gli esperti definiscono “normalizzazione delle armi bianche tra giovanissimi”: l’astuccio scolastico, tradizionalmente contenitore di penne e quaderni, diventa troppo spesso il nascondiglio per lame e oggetti contundenti. La banalità delle cause scatenanti – discussioni per futili motivi – contrasta drammaticamente con la gravità delle conseguenze, trasformando i cortili e le aree antistanti gli istituti in zone a rischio per l’incolumità degli studenti.
La risposta istituzionale: direttiva Piantedosi-Valditara e i metal detector
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato l’urgenza di adottare misure concrete, non escludendo l’impiego di metal detector su richiesta dei dirigenti scolastici. La strategia governativa, definita in una direttiva congiunta con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, punta a rafforzare i controlli garantendo l’incolumità di studenti e personale, evitando però una militarizzazione degli istituti.
Il riferimento operativo è il modello La Spezia, dove dopo episodi gravi sono stati introdotti dispositivi di rilevazione metalli e unità cinofile. La direttiva prevede che i Prefetti, collaborando con gli Uffici Scolastici Regionali, possano disporre controlli straordinari agli accessi nelle scuole con criticità legate a bullismo, spaccio o violenza pregressa.
Valditara ha però evidenziato che la repressione rappresenta solo l’ultimo stadio: la vera sfida rimane culturale, per eliminare l’idea che un’arma bianca possa risolvere i conflitti tra giovani.