Semestre filtro medicina, ricorso al Tar del Lazio per irregolarità su anonimato e sicurezza

Semestre filtro medicina, ricorso al Tar del Lazio per irregolarità su anonimato e sicurezza

Il comitato Medicina senza filtri presenta ricorso al Tar del Lazio contro il nuovo sistema di accesso a medicina, denunciando gravi irregolarità procedurali su anonimato e sicurezza.
Semestre filtro medicina, ricorso al Tar del Lazio per irregolarità su anonimato e sicurezza

Il nuovo sistema di accesso a medicina, basato sul semestre filtro, è finito sotto accusa per gravi irregolarità procedurali. Durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, il comitato Medicina senza filtri e lo studio legale Leone-Fell hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio, denunciando che la riforma rappresenta una “fake news” istituzionale.

L’avvocato Francesco Leone, affiancato dall’avvocata Simona Fell e da rappresentanti di +Europa e Radicali Italiani tra cui Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, ha contestato il mantenimento di quiz e barriere nonostante la promessa di abolire il numero chiuso. I legali sostengono che le prove raccolte potrebbero portare all’annullamento dell’intera procedura selettiva.

Il rischio coinvolge direttamente il Ministero dell’Università e la ministra Anna Maria Bernini, mettendo in discussione il futuro di migliaia di aspiranti medici che hanno affrontato le tre prove del semestre. Secondo i promotori del ricorso, le irregolarità riscontrate non hanno precedenti negli ultimi quindici anni di test d’ingresso.

Le irregolarità denunciate: anonimato e sicurezza nelle aule

Il sistema di identificazione sotto accusa

Al centro del ricorso si colloca la presunta inadeguatezza del metodo adottato per garantire l’anonimato dei candidati. Durante le prove, l’identificazione è avvenuta tramite un semplice codice numerico riportato sia sulla scheda anagrafica sia sulla griglia delle risposte.

I legali del comitato sostengono che tale sistema risulti vulnerabile e facilmente aggirabile, soprattutto in assenza di una procedura di imbustamento personale degli elaborati. La giurisprudenza del Consiglio di Stato stabilisce che l’anonimato viene meno quando esiste anche solo un pericolo astratto di associare nome ed elaborato: se il Tar del Lazio applicasse questo principio, l’intera selezione potrebbe risultare viziata. Strumenti più sicuri, come codici a barre o patine argentate, non sono stati impiegati.

Le carenze nei controlli durante i test

Altrettanto rilevanti appaiono le lacune di sicurezza segnalate in aula. Nonostante le richieste di installare metal detector ai varchi d’accesso, tali dispositivi non sono stati predisposti, consentendo teoricamente l’ingresso di smartphone e altri apparecchi elettronici.

I legali hanno raccolto documentazione fotografica e video relativa alle sessioni del 20 novembre e del 10 dicembre, che attesterebbe l’uso effettivo di dispositivi per copiare le risposte. Emergono inoltre anomalie statistiche nella distribuzione dei punteggi elevati in alcuni atenei, tra cui Catanzaro, Catania e la Federico II di Napoli, elementi che rafforzano i dubbi sulla regolarità complessiva della procedura e sulla sua tenuta giuridica di fronte ai giudici amministrativi.

I numeri del flop e il decreto correttivo del 22 dicembre

I dati degli esiti restituiscono un quadro preoccupante: soltanto circa 7.000 candidati hanno superato le tre prove del semestre filtro, a fronte di circa 17.000 posti disponibili negli atenei italiani. Il divario tra idonei e posti vacanti ha spinto il Ministero dell’Università a intervenire con urgenza.

Il 22 dicembre è stato emanato un provvedimento d’emergenza per modificare le regole di accesso e inserire in graduatoria anche candidati che non avevano superato tutti i test. Secondo l’avvocata Simona Fell, tale decreto violerebbe la legge delega che regola la procedura, introducendo criteri non previsti in origine.

Il provvedimento fissa inoltre al 28 gennaio la chiusura definitiva delle assegnazioni, bloccando gli scorrimenti successivi. Questa decisione rischia di lasciare migliaia di posti vacanti negli atenei e potrebbe alimentare ulteriori contenziosi presso i tribunali amministrativi regionali, complicando ulteriormente una situazione già critica.

Le decisioni attese e gli effetti per studenti e atenei

L’esito del ricorso al Tar del Lazio determinerà il destino di migliaia di aspiranti medici. Qualora i giudici amministrativi confermassero le censure su anonimato e sicurezza, l’intera procedura potrebbe essere annullata, azzerando le graduatorie e costringendo il ministero a ridisegnare ex novo le modalità di selezione.

La giurisprudenza del Consiglio di Stato sul rischio di identificazione degli elaborati e le carenze documentate nei controlli costituiscono i pilastri dell’impugnazione. Un pronunciamento sfavorevole al MUR aprirebbe scenari di contenzioso diffuso presso i tribunali amministrativi regionali, con ricorsi individuali da parte di candidati esclusi che potrebbero rivendicare l’invalidità delle prove.

Per gli atenei, l’incertezza normativa complica la pianificazione didattica e organizzativa dell’anno accademico, mentre gli studenti restano sospesi tra l’attesa della scadenza del 28 gennaio per le assegnazioni e il rischio concreto di un ribaltamento giudiziario che renderebbe vani mesi di preparazione e ansie.

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