Il Safer Internet Day, giornata dedicata alla sicurezza online, ha portato alla ribalta dati allarmanti diffusi dalla Società Italiana di Pediatria sull’impatto degli smartphone sui minori. L’esposizione ai dispositivi digitali è aumentata progressivamente tra bambini e adolescenti, accelerando dopo la pandemia Covid-19.
Smartphone, tablet e social sono ormai parte integrante dell’ambiente di crescita, ma l’uso precoce, prolungato e non regolato può interferire con processi neurocognitivi, ritmi fisiologici, sviluppo emotivo e relazioni sociali.
Gli impatti fisici e visivi dell’esposizione agli schermi
La revisione condotta dalla Commissione Dipendenze Digitali della SIP ha analizzato oltre 6.800 studi, selezionandone 78 per l’analisi finale, e fa emergere conseguenze che vanno oltre la sfera digitale. L’uso prolungato dei dispositivi favorisce la sedentarietà e interferisce con i normali segnali di sazietà, spingendo verso un maggiore consumo di cibi ad alta densità calorica.
Questo fenomeno è amplificato dall’esposizione al marketing alimentare persuasivo presente online, con possibili ricadute sulla crescita ponderale e sui rischi cardiometabolici.
Anche la vista risente dell’uso intensivo degli schermi: l’accomodazione oculare continua e la ridotta esposizione alla luce naturale sono associate ad affaticamento visivo, secchezza oculare e progressione della miopia. Si tratta di evidenze documentate nella letteratura scientifica, che mostrano come i rischi coinvolgano direttamente la salute fisica dei minori.
Lo sviluppo cognitivo e le alterazioni descritte
Nei primi anni di vita, l’eccesso di esposizione agli schermi riduce le interazioni tra adulti e bambini, fondamentali per l’acquisizione del linguaggio, lo sviluppo delle funzioni esecutive e la regolazione emotiva. Le funzioni esecutive comprendono abilità come pianificazione, controllo degli impulsi e memoria di lavoro, tutte essenziali per l’apprendimento.
Studi di neuroimaging hanno rilevato alterazioni nelle aree cerebrali deputate ad attenzione, memoria e pre-lettura nei bambini con consumi elevati e non mediati di dispositivi digitali. Negli adolescenti emergono riduzioni del volume di sostanza grigia in regioni prefrontali, temporoparietali e sottocorticali, insieme a una minore connettività interemisferica del corpo calloso, la struttura che collega i due emisferi cerebrali.
Queste alterazioni presentano somiglianze con i pattern osservati nelle dipendenze da sostanze e possono contribuire a difficoltà nella regolazione degli impulsi, nella memoria di lavoro e nell’attenzione sostenuta. La letteratura scientifica documenta inoltre associazioni positive tra tempo trascorso davanti agli schermi e sintomi simili a quelli dell’ADHD, confermando che modalità e durata d’uso rappresentano fattori determinanti per lo sviluppo cognitivo.
Il sonno e il benessere psicologico nell’uso serale e dei social
L’esposizione serale e notturna agli schermi compromette la qualità del riposo fin dalla prima infanzia. I dispositivi digitali causano ritardo nell’addormentamento, riducono la durata totale del sonno e alterano il ritmo circadiano, con ripercussioni sulla regolazione emotiva, sul rendimento scolastico e sul comportamento diurno.
Sul fronte psicologico, l’uso eccessivo dei social media si associa ad ansia, irritabilità, bassa autostima e sintomi depressivi. Il cyberconfronto continuo e la FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di restare esclusi) alimentano un senso di inadeguatezza nei giovani utenti. L’iperconnessione favorisce inoltre lo sviluppo di dipendenze comportamentali, tra cui il gaming disorder e la dipendenza da social.
I rischi aumentano in assenza di supervisione: cyberbullismo, sexting, grooming e diffusione non consensuale di contenuti espongono i minori a esperienze traumatiche. La ricerca mostra un incremento significativo del rischio di suicidio tra le vittime di violenza digitale, segnale della gravità dell’impatto sulla salute mentale.
L’appello dei pediatri e il ruolo educativo degli adulti
In occasione del Safer Internet Day, numerosi pediatri hanno affidato ai social video informativi per sensibilizzare su questi rischi. Tra i più seguiti, i dottori Maria Elena Lorenzetti e Giuseppe Varrasi – noti come #PediaLore e #DottorPeppe – che attraverso la pagina IPediatri.it raggiungono oltre 420.000 follower su Instagram.
La loro posizione è netta: “Lo smartphone non è uno strumento adatto all’età pediatrica”. I due medici riconoscono che “troppo spesso è solo un metodo di controllo per tenerli impegnati quando non abbiamo tempo o voglia di occuparci di loro”.
L’appello si rivolge soprattutto agli adulti: “Non possiamo pretendere che i nostri figli si stacchino dagli schermi se noi siamo i primi a consultarli”. Il messaggio chiave è che i bambini apprendono per imitazione, e che il compito educativo consiste nel “disegnare un mondo fatto di relazioni reali e non di pixel”.