È terminato fra proclamazione dei vincitori e sulle note di Io Vagabondo (di cui i ragazzi del liceo ancora conoscono le parole), il Campus Party Connect di Milano dedicato all’alternanza scuola lavoro dei ragazzi delle scuole superiori. Soddisfazione degli organizzatori di questi cinque giorni dedicata all’imprenditorialità, e interesse e divertimento degli studenti i risultati più evidenti. «Siamo soddisfatti, stupiti, stupefatti dai ragazzi, sono molto meglio di come ci aspettavamo» dichiara, non senza entusiasmo, Carlo Cozza, presidente di Campus Party Global. «Noi siamo abituati ai ragazzi più grandi, 16 anni è l’eta di mio figlio. Gli studenti di questa età li conosco quindi da papà, averne 500 tutti insieme mi spaventava un po’. Invece sono molti disciplinati, hanno voglia di lavorare, e hanno idee straordinarie. Più fresche e genuine rispetto ai ragazzi più grandi, che sono un maggiormente contagiati negativamente dal mondo in cui viviamo». In effetti, le idee non sono certo mancate: sensori che rilevano lo sporco sugli attrezzi in palestra per indicare quelli in condizioni migliori da utilizzare per i propri esercizi, piastrelle intelligenti che creano energia, contapassi per ottenere sconti nei negozi, elettrodomestici intelligenti, device che emettono onde che fanno dormire meglio, una piattaforma di condivisone di prodotti alimentari.

Giulia, 16 anni, è contenta di aver partecipato alla creazione di un nuovo prodotto, ma ammette di essersi divertita di più durante i giochi: «mi è piaciuto lupus in fabula, una specie di gioco dell’assassino». La sua coetanea Giada, è soddisfatta di queste cinque giornate, soprattutto «mi è piaciuta la collaborazione di gruppo. E sono contenta di aver partecipato alla creazione di un prodotto, abbiamo fatto anche una app. La nostra idea? Un prodotto che conta i passi, e che consente poi di ottenere sconti, ad esempio in farmacia per gli anziani, e nei negozi di sport e abbigliamenti per i più giovani». Anche Carolina, 17 anni, ha apprezzato sia l’attività principale sia i giochi, «sono serviti per svagarci. Il nostro prodotto? Un frigo intelligente, che ti aiuta a decidere cosa preparare, per esempio la sera per chi torna a casa stanco».

Molti ragazzi rilevano che comunque cinque giorni pieni sono stati faticosi, e di conseguenza l’alternanza fra momenti di lavoro e di divertimento è stata utile. Stefania, 17 anni, ha apprezzato la formula di alternanza scuola lavoro scelta da Campus Party Connect. «L’anno scorso ho fatto un corso con una grande azienda tecnologica, ci vedevamo al pomeriggio, per tre ore. In entrambi i casi, l’esperienza è faticosa, ma qui mi sono divertita di più. Mi è piaciuto in particolare il gioco con la realtà aumentata. Noi abbiamo fatto finta di essere delle tifose, e poi ci siamo viste in un video. Il progetto di business? Dovevamo creare un prodotto che aiutasse le persone a dormire». Anche Sofia, 18 anni, aveva già avuto esperienze di alternanza scuola lavoro, «ma molto più noiose di questa. Abbiamo inventato una startup per ridurre lo spreco di cibi nei ristoranti. Abbiamo fatto una app che risolve questo problema, o attraverso il riciclo, o con la raccolta differenziata».

Gabriele di Filippo, che ha partecipato in qualità di tutor, si è a sua volta divertito e non solo: «credo fermamente nell’idea di poter trasmettere ai ragazzi l’idea di potersi creare un lavoro». Fra i dati di cui il presidente Cozza si sente maggiormente soddisfatto, c’è proprio il ruolo dei tutor: «abbiamo mandato una sola mail, e hanno risposto oltre 200 campuseros mettendosi a disposizione». Una contaminazione, dunque, fra giovani di diversa età, per costruire il mondo del lavoro del futuro.

Proseguiamo con i commenti dei partecipanti. Mirco, 19 anni, ha apprezzato in particolare la possibilità di confrontarsi con ragazzi che non conosceva. Faceva parte della squadra che ha ideato un device da inserire fra materasso e lenzuola, emanando onde per aiutare le persone ad addormentasi. Giacomo, 16 anni, sottolinea che lo strumento «è adattabile a tutti i letti, ed è interfacciabile con smartphone e prodotti come Google home o Alexa» Come è venuta l’idea? «Mettendo insieme gli spunti di tutti» spiega Giada. «Io in realtà volevo fare un altro prodotto» interviene Giacomo. «Comunque è stato un mix di tutte le idee» aggiunge Alice, alla quale è piaciuto «inventare un prodotto e pensare a come lanciarlo sul mercato». La squadra ha pensato a diverse tipologie di offerta, targettizzata per le diverse età dei possibili clienti.

Matteo, 17 anni, «ritiene di aver imparato a collaborare gli uni con gli altri, una cosa positiva per la futura carriera. Penso che sia importante soprattutto in ambito imprenditoriale, abbiamo sperimentato un nuovo modo di aprire una startup basato sulla comunicazione». Diventerà uno startupper? «Avevo già l’idea di creare qualcosa di mio, voglio fare qualcosa di grosso nella mia vita» ammette. Rebecca invece al contrario non aveva mai pensato di apre una startup però, prosegue «potrebbe essere un’idea. Non è il mio sogno nel cassetto, ma non lo escluso, Nel mondo ci sono tante cose innovative, non mi dispiace pensare a una cosa mia. Mi è piaciuto soprattutto fare prototipi, disegnarli, utilizzare i materiali che ci hanno messo a disposizione». Iacopo, che ha 20 anni, ha le idee chiare sul suo futuro: «voglio diventare psicologo». Però, l’esperienza gli è piaciuta lo stesso (ovvero, pur non avendo in progetto di intraprendere una propria attività», soprattutto per «l’approccio pratico, utile per sviluppare le proprie idee». Matteo 16 anni, ha apprezzato in particolare i talk, che lo hanno fatto sentire partecipe, e per quanto riguarda il futuro spiega: «sono giovane, ho tempo per cambiare idea, ma mi piacerebbe intraprendere qualcosa di innovativo, senza fermarmi sulla monotonia di una vita lavorativa come tante».

Dunque, Campus Party Connect è stata un’occasione per sviluppare idee, progettualità, utilizzare tecnologie, divertirsi, comunicare, conoscere nuove persone. Resta un dubbio: come fanno i 16-18enni a conoscere Io Vagandondo? La risposta è quasi ovvia, forse: “Ce l’hanno insegnata i genitori”, dicono.

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