Chiudete gli occhi e pensate alla persona che amate. Cosa vi viene subito in mente? Il suo odore? Il colore dei capelli e la loro foggia? La voce? Il suo sorriso? Su quest’aspetto si sofferma Pablo Neruda (1904-1973) nella poesia Il tuo sorriso.

Il poeta Premio Nobel per la letteratura nel 1971 parla con la persona amata e le dice che può togliergli tutto: pane, acqua, aria ma non il sorriso! Il sorriso diventa, così, metafora di una chiave che apre tutte le porte della vita, viatico per affrontare il tempo che passa, con le stagioni che a volte fanno i capricci. Il sorriso della persona che si ama diventa difesa nei momenti pericolosi della vita come anche sentiero da seguire quando ci si sente smarriti.

Certo, i poeti a volte esagerano un po’ con i paragoni, però è pur vero che il sorriso della persona amata riempie il cuore di chi ama. L’amore triste non esiste! Non c’è bisogno di risate sguaiate: basta un leggero accenno delle labbra e, senza dubbio, degli occhi, magari accompagnate da un leggero rossore sulle gote per far sì che la giornata si trasformi in un momento di festa senza uguali, perché c’è qualcuno o qualcuna e che ci ama. E sorride.

Vi proponiamo la poesia Il tuo sorriso, allora, come poesia domenicale. Di seguito trovate il testo, mentre in apertura di post è il video con la voce narrante di Alberto Rossatti, tratto dall’audiolibro Poesie d’amore di Pablo Neruda, pubblicato da Il Narratore audiolibri.

Pablo Neruda, Il tuo sorriso

Il tuo sorriso: una poesia di Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
e apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.