Ungaretti, Mattina: analisi della poesia

Mattina è un componimento poetico di Giuseppe Ungaretti, scritto a Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917. Fa parte della raccolta L’Allegria ed è inserita nella sezione Naufragi. La stessa data e lo stesso luogo vengono indicati in altre due poesie, Solitudine e Dormire. Tra le prime stesure autografe troviamo quella presente in una cartolina spedita a Giovanni Papini, che però reca il titolo di Cielo e Mare e con tre versi aggiuntivi. Mattina è stata pubblicata per la prima volta a Napoli nel 1918, inserita nella raccolta Antologia della Diana, sempre con il titolo Cielo e Mare la senza i tre versi aggiuntivi che compaiono nella cartolina inviata a Papini.

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Mattina di Giuseppe Ungaretti: testo

Il testo della poesia è brevissimo:

M’illumino

d’immenso

Ungaretti, Mattina: parafrasi e commento

Tale componimento poetico è l’esito estremo della ricerca poetica di Ungaretti: i versi brevissimi privi di punteggiatura rappresentano infatti il culmine dell’Ermetismo ungarettiano. Il testo poetico è ridotto e semplificato in maniera estrema, lasciando aperto un varco verso il silenzio e l’assoluto. Mattina è composta da due ternari, il primo dei quali è sdrucciolo, dunque composto da quattro sillabe. In totale la poesia è composta da quattro parole, di cui i due monosillabi hanno l’apostrofo che permette quindi di pronunciarli con un’unica emissione di voce insieme alla parola che segue. Il poeta si sente investito di una luce accecante che si ripercuote in tutto lo spazio circostante. L’individuo s’identifica con il tutto, fa parte dell’immenso, dell’infinito e dell’eterno. I limiti dello spazio si dilatano conferendo una sensazione di vitalità e pienezza di vita portando ad uno stato di beatitudine. Il titolo crea il carattere momentaneo di un’improvvisa folgorazione: tra i titolo e il testo c’è infatti una corrispondenza analogica riguardante i legami tra tempo ed eternità. Da qui, appunto, il cambio del titolo da Cielo e Mare a Mattina, in quanto il titolo originale rappresentava una traduzione quasi naturalisti dei versi e non creava il rapporto di analogia possibile con la parola “Mattina”. Il testo poetico può essere parafrasato così: “la luce del mattino m’infonde gioia suggerendomi l’idea d’immensità”.