Cos’è il Protocollo di Kyoto?

Vi sarà di certo capitato di aver sentito nominare il Protocollo di Kyoto: si tratta di un trattato internazionale che concerne il surriscaldamento globale. Il documento è stato redatto l’11 dicembre del 1997 da oltre 180 Paesi nella città di Kyoto, in Giappone, durante la Conferenza delle Parti COP3 dell’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In seguito alla ratifica della Russia il protocollo di Kyoto è entrato ufficialmente in vigore il 16 febbraio 2005. Nel maggio 2013 i membri aderenti sono arrivati a 192 e con l’accordo di Doha il protocollo è stato prolungato dal 2012 al 2020.

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Obiettivi del Protocollo di Kyoto

Il trattato internazionale riguarda l’ambiente e il surriscaldamento globale: il suo obiettivo è quindi quello di ridurre i gas inquinanti provocati dalle attività umane. I Paesi aderenti quindi hanno l’obbligo di ridurre al minimo (del 5%) le emissioni di elementi che inquinano l’ambiente, come il biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarrburi ed esafluoruri di zolfo. Gli Stati devono impegnarsi ad attuare politiche ambientali e industriali che rallentino il riscaldamento globale. Secondo il documento, chi non rispetta gli accordi viene punito con una sanzione pecuniaria.

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I paesi aderenti al Protocollo di Kyoto

Affinché il trattato potesse entrare in vigore bisognava ratificarlo da un minimo di 55 nazioni producenti il 55% delle emissioni inquinanti. Nel 2001 a Marrakech hanno aderito 40 Paesi, mentre nel 2003 i firmatari sono arrivati a più di 120, fino ad arrivare poi alla ratifica della Russia nel 2004. L’adesione della Russia è importantissima poiché questo Paese, da solo, produce il 17,6% delle emissioni. I Paesi in via di sviluppo non sono stati invitati ad aderire, in quanto ciò potrebbe ostacolare la loro crescita economica. I Paesi aderenti al momento sono 191 più un’organizzazione. Tra questi ci sono molti stati dell’Unione Europea, tra cui l’Italia. Gli Stati Uniti, responsabili del 36,2% delle emissioni di biossido di carbonio, non hanno ratificato il documento nonostante l’adesione iniziale.