La riforma Valditara ha segnato una svolta radicale nella valutazione della condotta scolastica, riportando il voto in decimi al posto del giudizio descrittivo. Per gli studenti di terza media, il cambiamento assume un’importanza cruciale: il comportamento non è più un indicatore accessorio, ma un parametro formale e vincolante.
Il voto di condotta incide direttamente sull’accesso all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Questa nuova centralità trasforma il comportamento in un criterio di ammissibilità determinante, al pari delle valutazioni disciplinari.
La scelta legislativa sposta l’attenzione dalla mera valutazione accademica alla responsabilità individuale e civica dello studente nel contesto scolastico, attribuendo alla condotta un ruolo decisivo per il proseguimento del percorso educativo.
Il 5 in condotta e la non ammissione automatica
Con l’insufficienza in condotta, fissata al voto di 5, scatta la non ammissione automatica all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Diversamente dalle altre discipline, dove un’insufficienza può essere talvolta bilanciata o consentire un’ammissione con riserva, il 5 nel comportamento comporta la ripetizione dell’anno scolastico senza possibilità di compensazione.
Il provvedimento si applica indipendentemente dai risultati nelle altre materie: uno studente può riportare valutazioni eccellenti in tutte le discipline e trovarsi comunque escluso dall’esame se il Consiglio di Classe attribuisce una condotta gravemente insufficiente.
Non esistono eccezioni legate alla media generale o al rendimento complessivo.
La soglia del 5 sanziona comportamenti particolarmente gravi, quali episodi di bullismo, aggressioni verbali o fisiche, violazioni pesanti del regolamento scolastico. La misura riflette la volontà del legislatore di attribuire alla condotta un ruolo centrale nel percorso formativo, superando la logica della valutazione accessoria.
Il 6 in condotta e l’impatto su media e diploma
Raggiungere il 6 in condotta permette l’ammissione all’esame di terza media, ma non significa uscire indenni dalla valutazione. Il voto di comportamento incide sul calcolo del punteggio di ammissione, che riflette l’intero percorso triennale.
Un 6, seppur sufficiente, abbassa sensibilmente la media rispetto a chi ha ottenuto valutazioni più alte, facendo partire lo studente con un handicap numerico davanti alla commissione.
L’effetto prosegue oltre l’esame. Il voto finale riportato nel diploma tiene conto della media complessiva dei tre anni, nella quale la condotta ha un peso determinante. Una sufficienza “di misura” nel comportamento può quindi compromettere il risultato conclusivo, penalizzando anche chi ha conseguito buoni risultati nelle discipline.
La somma di questi elementi trasforma il 6 in condotta in un limite concreto per chi punta a un diploma con votazione alta, rendendo evidente come il comportamento non sia più un fattore marginale ma un parametro che condiziona l’intero profilo valutativo dello studente.
Le strategie per alzare il voto di condotta
Il voto di condotta non si costruisce nelle ultime settimane, ma attraverso un impegno costante durante l’intero anno scolastico. La riforma ha reso la valutazione del comportamento un processo continuo, dove ogni atteggiamento quotidiano contribuisce al giudizio finale.
La partecipazione attiva alle lezioni di educazione civica rappresenta un elemento chiave: dimostrare interesse, rispettare le regole della convivenza civile e coinvolgersi nei progetti didattici permette di consolidare una valutazione positiva. Non basta evitare provvedimenti disciplinari: serve mostrare maturità nelle relazioni con compagni e insegnanti, rispettare gli spazi comuni e adottare comportamenti responsabili in ogni contesto scolastico.
Aspettare l’ultimo mese per “rimediare” non funziona più: la continuità conta più di qualsiasi intervento tardivo.