Confronto fra Manzoni e Leopardi – Saggio breve svolto

L’Ottocento, con l’avvento del Romanticismo muta tutti gli equilibri, i pensieri e le ideologie affermatesi durante il ‘700 con l’Illuminismo. Due secoli vicini ma totalmente differenti fra loro, il primo (‘700) dà importanza alla ragione e il secondo (‘800) al sentimento.
Gli intellettuali che si trovano a cavallo tra questi secoli hanno difficoltà a delineare una propria poetica ed intraprendere le strade del proprio pensiero culturale.
Prendiamo in esame Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, che vengono dichiaratati due autori tipicamente romantici, ma che hanno risentito delle correnti culturali del secolo precedente. Questi due autori hanno comunque molti punti di disaccordo.
Leopardi nasce a Recanati, un paesino periferico delle Marche, isolato dall’ambiente culturalmente attivo delle città. Manzoni invece, nasce a Milano, grande città appartenente all’Impero austro – ungarico in cui vennero fondati periodici importantissimi come “Il Caffè”, “Il Conciliatore” e numerosi ritrovi di intellettuali. Manzoni, viene influenzato dall’ambiente familiare avendo per madre la figlia di Cesare Beccaria, illuminista e come presunto padre un altro illuminista. Successivamente viene mandato in collegio dove si dedica allo studio dei classici antichi e moderni, ma ricevendo una rigida educazione, si allontana per molti anni dal Cristianesimo.
Grazie ai collegamenti con Cuoco e Lomonaco, matura un sentimento patriottico ed inizia a dedicarsi agli studi storici mettendo in discussione i suoi principi illuministi, con gli Ideologues francesi con i quali approfondisce i limiti dell’Illuminismo e si dedica definitivamente agli studi storici ed al Romanticismo.
Leopardi intraprende gli studi all’interno della biblioteca di famiglia ed appena undicenne il suo bagaglio culturale è vastissimo. Da solo impara greco, latino ed ebraico. La sua formazione culturale muta di continuo; infatti dopo i piccoli studi si dedica alla poesia, ovvero il passaggio dall’erudizione al bello, che richiama i miti classici e la mitologia; poi la conversione dal bello al vero, con una poesia incentrata sul sentimento e sulla filosofia.
A differenza di Manzoni, Leopardi non ha grandi rapporti con gli intellettuali del suo tempo, in quanto non accetta il loro pensiero, incentrato sulla ragione e non più sull’immaginazione.
Entrambi producono poesie, Leopardi scrive odi, canzoni, idilli, ma adopera anche la prosa. Manzoni invece scrive prosa saggistica, trattati e soprattutto il suo capolavoro, I Promessi Sposi.
In ambito politico Leopardi è quasi totalmente estraneo, mentre Manzoni dà molta importanza alla politica vivendola anche in prima persona.
Tra le opere politiche manzoniane troviamo l’ode “Marzo 1821”: Manzoni vuole esprimere l’ideale dell’unità italiana, il superamento di qualsiasi divisione nel nome di un sentimento comune che è l’amore per la patria.
Importante è anche il primo coro dell’Adelchi nel quale Manzoni definisce il popolo italiano il “volgo disperso che nome non ha” in quanto il popolo italiano è privo d’identità perché costretto a vivere sotto il controllo serrato di altri popoli stranieri. In questo passo Manzoni rivela tutta l’amarezza di un popolo che non trova il coraggio di agire ed è sempre succube dello straniero.