Quando si parla di libertà si intende quel sommo e indispensabile diritto dell’uomo, che consiste nel poter agire e pensare senza avere alcuna costrizione che non sia lo stesso diritto da parte di un altro individuo. La propria libertà termina dove comincia quella degli altri e per questo considero il concetto di libertà alquanto relativo e soprattutto ambiguo. Relativo in quanto la libertà si relaziona, purtroppo anche oggi come ieri, alle gerarchie della società; da qui ambigua poiché  accade che, paradossalmente, la stessa idea di libertà venga limitata. Non esiste la libertà propriamente intesa ed è un bene altrimenti, si sfocerebbe nell’anarchia. Nella civiltà moderna si parla così tanto di libertà, quella stessa per cui tanto si è lottato e per cui ancora, ma invano, si continua a lottare e ora c’è da chiedersi in che modo si è davvero liberi. In nome della libertà, l’uomo si trova invischiato nella ragnatela della società; per questa libertà l’uomo è schiacciato dal consumismo, dal materialismo, dall’eccessiva libertà di informazione, tutte false necessità ma soprattutto dai valori del denaro e della violenza. L’uomo è senza saperlo diventato un burattino, un ingranaggio del meccanismo politico, economico, religioso. Si è portati ad essere liberi, ma per farlo, poiché è nella natura dell’uomo essere egoista, per ottenere il massimo della propria libertà, bisogna toglierla agli altri, facendo si che questi continuino a credere di essere liberi. Questo col tempo è diventato un circolo vizioso, un pensiero alla base di conflitti e divergenze. È la stessa idea di libertà che ha privato l’uomo della possibilità di averla. Oggi è questa la libertà che vige nel mondo e per quanto ipocrita possa essere, rimane l’unica libertà, quel sommo bene, di cui disponiamo.