Il progresso scientifico ha consentito di trovare soluzioni per malattie che un tempo portavano solo alla morte. Sono stati creati vaccini, medicinali, macchinari, cure di vario genere. Infine, ci ha permesso di poter trapiantare un organo da un corpo all’altro. Tuttavia, attualmente è difficile poter accedere a un trapianto d’organo. La sua diffusione diventerà reale quando ci sarà un profondo cambiamento nelle coscienze e nella cultura sociale che riguarda in particolare la scienza e l’etica.
Il profondo dolore per la perdita di una persona cara, il fatto che non si voglia la mutilazione del suo corpo, spesso è il motivo per il quale non si accetta di fare la donazione. Ma dal lato opposto, bisogna anche pensare a quanto sollievo si potrebbe dare a chi soffre con questo grande gesto di solidarietà e umanità.
Per alcuni organi il trapianto può avvenire da un donatore vivente, per altri invece è possibile solamente dal cadavere. Ci sono quattro tipi di trapianto: l’autotrapianto, eseguito nello stesso paziente, per esempio quello della cute; il trapianto autologo, che avviene solo da un essere umano all’altro; trapianto eterologo, tra umani e animali; l’isotrapianto, possibile solo tra gemelli. Si trapiantano organi vitali, frammenti di tessuto, ossa, pancreas, midollo osseo e pelle. Un vivente può donare il midollo osseo e il rene, meno frequentemente invece avvengono donazioni di sezioni di fegato. L’unico problema etico che ci si pone in questi tipi di trapianto è il consenso del donatore, dunque la donazione è facilmente realizzabile, soprattutto perché sovente avviene fra familiari. Nel caso in cui nessun congiunto sia disposto ad offrire l’organo, bisogna ricorrere alla compravendita di organi, e qui scattano problemi più seri nell’ambito etico e medico-legale.
Per quanto riguarda il prelievo da cadavere gli organi interessati sono cuore, polmoni e fegato. Il problema di natura etica, come spiegavo all’inizio, è la mutilazione del corpo. Per il resto, basta il consenso espresso precedentemente dal defunto o quello dei parenti più stretti.
Nel mondo sono milioni i malati di insufficienza renale terminale in dialisi, e pochi hanno avuto la fortuna di potersi sottoporre a un trapianto. Molti nell’attesa di un trapianto sono deceduti. I pazienti idonei a ricevere un organo vengono inseriti in una lista d’attesa, regolata in base alle caratteristiche genetiche dell’individuo. La scelta del ricevente si basa innanzitutto sull’identità delle caratteristiche genetiche tra ricevente e donatore. Poi intervengono criteri di selezione in base all’età, motivi di particolare urgenza, il tempo di attesa nelle liste. Una volta scelti i riceventi, questi si recano nel Centro Ospedaliero adibito e vengono inviati gli organi.
L’ostacolo maggiore alla presa di coscienza di una cultura del trapianto, è costituito dalla mancanza di conoscenza del concetto di “morte cerebrale”. Nel corso della storia il concetto di morte e stato associato a diversi fattori. Si pensava che essa fosse collegata alla cessazione della respirazione. In seguito si comprese che in realtà si fermava il cuore. Con le nuove scoperte, oggi sappiamo che la morte cerebrale è il primissimo momento in cui una persona sta morendo e non c’è più niente da fare. Si tratta della morte delle cellule nervose del cervello, dopo la quale avviene la cessazione di ogni altra attività biologica. La terapia intensiva mantiene il respiro e permette di allungare l’attività degli altri organi in modo da avere la possibilità di poterli prelevare e trapiantare.
L’Italia ha promosso una serie di regole riguardo la donazione di organi. Bisogna innanzitutto dimostrare la morte cerebrale con prove cliniche e strumentali, seguita da un periodo di osservazione di sei ore nel quale un’equipe specializzata confermi la diagnosi. Certificata legalmente la morte, si può procedere con la donazione.
Nonostante i progressi scientifici e la legislazione a riguardo, non si riesce ad andare oltre a quella forma di eticità che contrasta da sempre la scienza e le tecnologie. Si può magari rimanere perplessi di fronte a una clonazione o al fatto che un uomo possa aspettare un bambino. Ma il trapianto di organi ha a che vedere con la possibilità di guarigione di un’altra persona, di prospettive
migliori di vita. Occorre anche mettersi nei panni di chi soffre e ogni giorno vive con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultimo.
E’ una nuova coscienza che ancora non riesce ad affermarsi, e verrà alla luce quando ognuno di noi diventerà più solidale.