Oggi viviamo in un mondo “libero”, lo dicono tutti.
Ma fino a che punto possiamo considerare libero il contesto sociale nel quale viviamo?
Certo, non ci sono più le dittature politiche che hanno caratterizzato il secolo scorso, ma queste hanno lasciato il posto ad un’altra forma di dittatura, quella mediatica.
Il mondo che appare a noi occidentali è un mondo dove tutti sono felici, dove il problema più grosso è scegliere quale vestito comprare o cosa guardare in televisione.
Ad una persona cresciuta con questa mentalità, cosa importa se in Africa la gente muore di fame o semplicemente se il vicino di casa non riesce ad arrivare a fine mese con lo stipendio?
La responsabilità di questa situazione è in gran parte della classe dirigente attuale che, indipendentemente dal credo politico, è pervasa dalla mentalità di ottenere soldi e vantaggi, camuffando in ogni modo le proprie intenzioni.
Per questo motivo ritengo che la libertà nella quale viviamo sia esclusivamente apparente; facciamo parte di un sistema che ci induce alla passività, dove valori e ideali non contano più nulla, rendendoci strumento di chi ha il potere.
Ormai la nostra società sta sprofondando nel qualunquismo, si sta perdendo il concetto di cosa sia la vera libertà e di quanta gente è morta perché potessimo averla.
Proprio ora, gli Stati Uniti, la più grande democrazia del mondo, stanno combattendo, uccidendo in nome della libertà, promettendo di esportare la democrazia; in tutto questo colgo un enorme controsenso  e non credo di essere l’unico ad averlo notato.
Per me libertà significa poter dire e fare concretamente quello in cui si crede, sempre nel rispetto degli altri; solo quando questo sarà possibile, potremo sperare in un mondo libero.