Eutanasia: morte indolore per porre fine alle sofferenze di un malato incurabile. L’eutanasia è un problema attuale che ha scatenato un acceso dibattito fra uomini di chiesa, esperti di morale e scienziati. In Olanda l’eutanasia è stata legalizzata, solo per i malati che è accertato che si trovino in uno stato terminale senza nessuna possibilità di guarigione. È giusto porre fine alla vita di un malato terminale invece che prolungarla con qualche intervento terapeutico? A queste domande hanno risposto le parti opposte cercando di spiegare le motivazioni. La chiesa si oppone a questa concezione di vita relativizzata e degna di essere vissuta solo se gratificante e utile alla società. Questa concezione della chiesa si basa su un presupposto fondamentale che non ammette eccezioni, quella secondo cui la vita è inviolabile e sacra. Secondo la chiesa la vita è sacra perché rappresenta la volontà divina, che ha immesso in ogni organo un fine specifico. Il medico può intervenire per ristabilire la funzionalità di un organo nel caso esso si ammali, ma non può sostituirsi alla volontà divina, modificando i piani che essa ha in serbo per noi. La religione quindi, opponendosi all’eutanasia ha il compito di far riflettere ognuno di noi sul valore fondamentale della vita; vita che può essere tolta solo per volontà divina e non per libere scelte. La scienza medica, invece, avendo il compito di curare e ristabilire le funzioni vitali dei malati afferma che, nonostante essa sia in continuo sviluppo per trovare tecniche capaci di prolungare la vita, vi sono ancora malattie incurabili. Partendo da questo presupposto molti medici sono propensi all’eutanasia per porre fine alle sofferenze dei pazienti. Inoltre alcune persone afflitte da mali incurabili preferirebbero porre fine alla loro vita invece di continuare a vivere nel dolore o dipendenti da macchine. D’altro canto però vi sono malati che non hanno capacità decisionali, poiché si trovano in uno stato vegetativo, e quindi non possono esprimere la scelta di continuare o no a rimanere in vita. Per queste persone la decisione viene presa dai familiari o dal medico stesso, che in questo caso si assume la responsabilità di togliere la vita umana. Spesso molte persone esprimono sentenze sull’argomento non immedesimandosi nei familiari e nel paziente stesso.