Molti studiosi sostengono l’etica della sacralità della vita, secondo la quale la vita è sacra, inviolabile, perché “depositaria della volontà divina”. In questa prospettiva la bioetica, proprio la scienza che si occupa dei problemi morali individuali e collettivi, con il costituirsi di un’avanzata tecnologia d’intervento nella formazione dei processi vitali, è intesa come “frontiera etica” cioè come una sorta di riflessione sui limiti da imporre alla scienza e alla tecnologia, quando osano sfidare la natura umana, voluta da Dio; non è quindi consentito praticare l’aborto, la fecondazione artificiale o l’eutanasia, la così detta dolce notte. L’eutanasia è la morte volontaria attuata per porre fine alle sofferenze di un ammalato che si trova ormai in uno stato terminale. Questo argomento ha fatto sì che nascessero delle polemiche sul piano etico – religioso. Ci si chiede: è giusto porre fine alla vita di un uomo, provocandone la fine o evitando ogni  ulteriore intervento allo scopo di allungarne la vita? Non è facile trovare una soluzione a questo problema, che implica una serie di riflessioni etiche – religiose, e riguardo al quale si sono accese varie polemiche tra esperti di morale, scienziati e uomini di Chiesa. La questione è stata resa ancora più spinosa della decisione di legalizzare l’eutanasia, a condizione, però, che sia un’esplicita richiesta del paziente e che si accerti che sia effettivamente allo stato terminale di una malattia incurabile. A questa decisione, la Chiesa ha reagito negativamente sostenendo che tutto ciò è derivato da una concezione della vita degna di essere vissuta solo se utile alla società. Il tema dell’eutanasia è una materia dolorosa sia da discutere che da trattare, infatti vi sono partiti politici ed opinionisti che insistono sull’introduzione dell’eutanasia nel nostro ordinamento politico. Tutt’oggi, non esiste, nel nostro Stato, una legge sull’eutanasia, ma vi è una disposizione legislativa che dà la possibilità al moribondo di non essere sottoposto a terapie straordinarie, che allontanino la morte artificialmente (il così detto accanimento terapeutico). Prima di questa disposizione legislativa, una persona era ritenuta clinicamente morta quando il cuore cessava di battere e respirava solo grazie alle macchine; con questa nuova normativa, invece, la morte viene fatta coincidere con la cessazione del battito cardiaco, ed una persona può essere considerata realmente morta, solo quando la respirazione e la circolazione cessino, quando, dunque, si avrà un encefalogramma piatto. Sull’argomento dell’eutanasia vi sono delle tesi contrarie, che provengono da ambienti cattolici e laici. Da un lato aiutare una persona a morire contraddice uno degli obiettivi fondamentali della società. Dall’altra parte, però, la legge non prevede punizione per chi tenta il suicidio ma non lo attua.