Nel mondo occidentale l’assunzione di sostanze stupefacenti è ormai un fattore sempre più dilagante, in tutti gli strati sociali, e segna una sconfitta per i Paesi industrializzati, in cui la società ha raggiunto uno stile di vita avanzato.
Le droghe hanno fatto la loro comparsa nella vita umana già da tempi antichissimi. Da frammenti di un papiro egiziano apprendiamo che si utilizzava l’oppio per lenire il dolore durante le operazioni o nel caso di una malattia incurabile. Sostanze psicoattive venivano usate anche per affrontare la natura, le sfide con gli altri, superare disagi morali, rompere la monotonia della vita di tutti i giorni, riuscire ad avere una percezione mistica e unirsi spiritualmente alla divinità. Per esempio, nell’antica Grecia, durante i Misteri Eleusini, rituali segreti in onore di Demetra, gli iniziati assumevano la claviceps purpurea, un fungo allucinogeno che infesta le graminacee.
In pochi decenni in Italia e negli altri Paesi industrializzati è nata una vera e propria cultura della droga. Di conseguenza l’argomento viene discusso ampiamente da tutti i mezzi di comunicazione ed è nata una vera e propria letteratura della droga che considera il fenomeno da diversi punti di vista e angolazioni, politiche, sociali, mediche. Diversi sociologi e psicologi hanno cercato di fornire delle spiegazioni a questa rapida diffusione. Un motivo potrebbe essere il fatto che l’uomo, vivendo in una società di consumo, ha a disposizione un benessere superiore rispetto al passato. Questa civiltà però impone ritmi e ordini di vita poco sopportabili, critici, assurdi, contraddittori. Giovani (e non solo) che hanno problemi di inserimento sociale, economici, psichici, di depressione, si sentono esclusi dalla comunità e cercano di evadere dai problemi sottraendosi alle regole della società. Allora la droga offre una via per evadere dalla realtà, e nello stesso tempo costituisce una forma di protesta verso le istituzioni e le leggi. Si allontanano così gli angoscianti pensieri riguardo il lavoro, il futuro, l’ansia di riuscire a comprare sempre più beni materiali, i problemi familiari. La droga consente di vivere in sé stessi, come in un sogno, lontano dal mondo reale crudele e inutile. Il drogato vive in mezzo alle persone, ma senza di loro, non fa parte del loro gruppo. Infatti l’azione delle sostanze psicoattive sulla coscienza umana è così potente da alterare completamente il confine che intercorre tra senso di vita e senso di morte. Il tossicodipendente non pensa affatto alla morte, né ai danni che può provocare al suo fisico. Se ne rende conto, ma non riesce a smettere. Un servizio andato in onda alle Iene poco tempo fa, ha messo in evidenza i danni fisici provocati dall’uso prolungato di cocaina. Su un campione di sette persone, due mostravano lesioni gravi all’interno delle cavità nasali, con conseguenti croste maleodoranti. Nei casi più gravi, i pazienti presentavano il palato forato e addirittura da una parte del cranio si intravedeva il cervello. E quando è stato chiesto loro perché, nonostante le lesioni e i dolori lancinanti, continuassero a fare uso di cocaina, i pazienti hanno risposto che non riuscivano a farne a meno.
E così come chi si inietta una dose eccessiva di eroina, nella sua confusione mentale sa che potrebbe non risvegliarsi più, ma ne ha bisogno e lo fa comunque. Tutti siamo informati sulle pericolose conseguenze riguardo l’uso di droghe, in particolare gli adolescenti vengono messi in guardia dalla famiglia, dalla scuola, dai mass media. Ma nel momento in cui la assumono per la prima volta, scatta in loro un meccanismo di autodistruzione. Chi fa uso di droghe sa perfettamente a cosa va incontro, ma deliberatamente vuole distruggere sé stesso, ma nello stesso tempo vuole colpire e punire altri, la società, i genitori, la scuola. Si tratta di un atto di rivolta, che pensa di poter gestire come vuole. In realtà non riesce a liberarsi dalla tossicodipendenza, e si ritrova in un tunnel senza via d’uscita.
La diffusione delle droghe però, a mio avviso, è stata causata in particolare dalla decisione delle organizzazioni di portarle sul mercato, con un vero e proprio programma di marketing, come se fosse un prodotto commerciale di largo consumo. Ovviamente hanno studiato appositi sistemi di persuasione. Un adolescente che vive una vita normale e felice non credo si dia spontaneamente alle sostanze stupefacenti, ma piuttosto è indotto in un momento particolare e sotto forma di allettamento da chi gliele offre. Lo spacciatore ha una grande capacità di convincimento, e la tragedia della droga nasce proprio dal traffico di essa. Nonostante i Paesi avanzati ricorrano a sistemi sempre più rigidi, lo spaccio trova sempre il mondo di eludere i controlli.
Dalla consapevolezza di questo limite è nata la teoria dell’antiproibizionismo, ovvero la legalizzazione delle droghe, in modo da sconfiggere le organizzazioni criminali e in particolare eliminare la persuasione. Tuttavia non credo che questo metodo possa sconfiggere del tutto il problema, perché in ogni caso esisterebbe un contrabbando parallelo con i suoi soliti sistemi di incitamento. Occorre dunque diffondere la cultura del tutelare sé stessi, cercare di essere più forti e non cedere alla tentazione, alla curiosità, a momenti di debolezza. Soprattutto, è necessario cercare di stare vicini ai propri figli e capire quando è il caso di intervenire per salvare la situazione.