L’uomo e il diritto di partecipare attivamente alle decisioni politiche, un problema che riguarda tutto il genere umano da diversi anni e che in alcuni paesi esiste ancora oggi. Tante volte gli uomini hanno cercato di migliorare la propria condizione, tentando di uscire da proprio stato di “emarginati politici”, talvolta utilizzando anche le armi, come successe, ad esempio durante la Rivoluzione Francese. Ed è stato proprio grazie all’azione di individui come Mazzini e Garibaldi che in Italia vige tuttora una forma di governo democratica in cui ognuno può “far sentire la propria voce”.
Ora invece quello che può essere definito l’obiettivo dell’impegno politico degli uomini del passato,  almeno per noi italiani, non può essere più considerato come un problema, ed è forse che noi giovani, spinti da interessi personali o decisamente individualisti, non ci sentiamo attratti dalla vita politica.
Almeno un milione di ragazzi in tutt’Italia vedono le riunioni studentesche, non come un momento di riflessione volto alla ricerca di qualcosa di utile, ma come un giorno in cui, essendo sospesa l’attività scolastica, ci si può dedicare ai propri interessi. L’assemblea d’istituto dovrebbe essere vista da noi studenti come il primo passo da compiere per esprimere le nostre opinioni non solo in ambito scolastico, ma anche in quello politico, anche se non è un semplice dibattito tra ragazzi che può cambiare la vita scolastica, come alcuni ritengono.
Questo forse è il motivo principale per cui noi giovani non ci accostiamo con particolare interesse alla vita politica, poiché partendo dal nostro piccolo, tendiamo a generalizzare il tutto fino a giungere ad una presa di coscienza che ci porta a credere che ormai l’Italia è un paese nel quale non solo poche persone hanno il potere di influenzare le decisioni politiche del paese, ma che non essendoci alcuna via d’uscita, non potremmo essere certo noi a migliorare le condizioni in cui versa il nostro paese.
In sostanza credo che gran parte di noi giovani voti un candidato solo perché influenzato dalla sua propaganda politica o perché lo sono i propri genitori.
In tutto questo credo che un ruolo speciale sia ricoperto dalla scuola, perché i professori dovrebbero ritagliare uno spazio sull’importanza della partecipazione politica nelle proprie ore di lezione.
Nonostante questa situazione sia conosciuta da tutti, non si fa nulla per migliorarla ad esempio evidenziando l’importanza dell’educazione civica durante la scuola superiore.
Un altro fattore che potrebbe limitare lo spirito critico di noi giovani è il fatto che non avendo nessun problema di carattere economico né di alcun tipo ed essendo sfiduciati nei confronti del governo, non riponiamo nessun interesse in ciò che lo Stato potrebbe realmente fare, anche perché non ci riteniamo direttamente coinvolti o perché non ricaviamo nessun beneficio dal suo operato.
Credo sia questo i motivo per il quale riteniamo la vita politica di minore importanza rispetto ai nostri interessi.
Nella vita scolastica l’occupazione o l’autogestione sono viste per lo più come espedienti grazie ai quali si può perdere qualche giorno di scuola e non si considera, invece, l’importanza che possono assumere se svolte con disciplina e serietà.