Tale affermazione  comporta una necessaria analisi dell’incoerenza che intercorre tra pensiero tecnico e agire pratico. Siamo nell’era della comunicazione e ci troviamo di fronte ad una nuova etica sociale: eventi, gesti, situazioni della vita quotidiana che vengono sottoposti, su piccola e larga scala, ad una analisi morale che molto spesso culmina in una sorta di perbenismo o ad una affermazione di determinati valori rispetto ad altri.

Spesso, tali giudizi assumono un carattere retorico perché frutto di analisi condizionata o perché figli di una legge morale comune che, a volte, non può essere applicata nel concreto. Per il cittadino il dovere morale assume il carattere di un obbligo perché è la società stessa a chiedergli di rientrare in certi prototipi di comportamento. Sono difficili da rapportare nella realtà e sono più comuni che personali.
Bisogna distinguere, in questo senso, l’ambito e il fine di tale agire. Spesso, tra ciò che si professa e l’agire pratico è frutto di una strumentalizzazione di determinati contesti. Il politico, ad esempio, ha bisogno di un’immagine e del consenso e questo, spesso, lo porta a conformarsi a quello che la società richiede, mettendo  da parte i valori personali, a discapito della correttezza verso l’elettore.
D’altra parte poi è usanza di molti costituirsi giudici di un evento anche se non si conoscono le reali motivazioni che lo hanno provocato. Si cade così nella superficialità di un giudizio fine a se stesso, essendo noi stessi incapaci di concretizzare i nostri propositi.
Per non rischiare tale superficialità è necessario ridurre i momenti di analisi morale a reali situazioni nelle quali si è consapevoli di cause e conseguenze, per giungere ad un giudizio critico costruttivo ma pur sempre personale e mai assoluto.
Non è giusto condannare chi dimostra incoerenza tra le sue parole e il suo agire quando questo non è frutto di disinteresse o mancanza di volontà, ma semplice incapacità di compiere nel concreto qualcosa a cui si aspira.
È colpevole chi riveste ruoli di responsabilità, il quale dovrebbe limitare tali facili giudizi perché possono facilmente essere percepiti e assimilati da chi non usa uno spirito critico personale. Il mondo del giornalismo, ad esempio, è molto deviante in questo senso, in quanto, spesso, seleziona in modo  sbagliato le notizie e le espone in maniera schierata e non neutrale. Quello  che i medici ci propongono, infatti, è diverso da ciò che predicano, molto spesso per dovere più che per convinzione. Questo tipo di modelli rendono al giovane l’immagine della “morale facile” con la quale giustificare ogni azione personale. Come può quindi l’uomo evitare tale incoerenza? L’individuo può prevenire questo errore, facendo del momento del giudizio e dell’analisi un momento costruttivo che faccia riferimento a proprie idee e a propri valori messi al servizio della collettività. Solo se siamo coerenti nel nostro piccolo possiamo fungere da esempio per chi ci circonda.
Questo non deve comportare rinunce ma deve darci uno spunto ad essere più concreti nel nostro agire e liberare le nostre azioni da qualsiasi condizionamento e conformismo.