La più importante sfiducia culturale e politica che siamo chiamati ad affrontare è senza ombra di dubbio la necessità di saper realizzare e guidare un rapido e completo processo di integrazione con quelle culture diverse dalla nostra. La nostra società si presenta sempre più come l’aggregato di molte minoranze e sistemi di valori. In un’età di relativismo culturale dell’Occidente è facile lasciarsi prendere dalla paura e non seguire la ragione. L’Occidente si sente in crisi di identità, preso com’è dal dinamismo della nostra società post-moderna in cui la tecnologia ha preso il sopravvento e la ragione umana non si occupa più di fini ma solo di mezzi.
In un mondo che va sempre più in direzione di una globalizzazione, non solo economica, ma anche culturale, sembra non abbia più senso parlare di identità di nazione e ci si chiede se i fattori che hanno determinato fino ad oggi una coesione di un popolo intorno ad uno stato, reggeranno ancora. L’identità della persona invece, in una società opulenta come la nostra, sembra essere data dagli oggetti posseduti. Questi sono i disastrosi effetti della cultura del consumismo perché, là dove le cose perdono la loro consistenza, il mondo diventa evanescente e con il mondo la nostra identità.
Lo spazio politico-culturale europeo non è però privo di valori. Di fronte ad una concezione materiale dei valori, si finisce per dimenticare gli apporti ideali che hanno progressivamente plasmato lo sviluppo delle società occidentali. Tolleranza, laicità, libertà, diritti, pluralismo, sicurezza sociale, sono le matrici valoriali dell’identità europea. Non crediamo a chi vede nella nostra società solo disgregazione, nichilismo, egoismo e mancanza di moralità. Simili descrizioni apocalittiche sembrano più sfoghi di gente frustrata, pessimista e delusa.
Non sommergiamo, in preda a questa società senza certezze, il patrimonio culturale della vecchia Europa. Diamo un sospiro di sollievo alla nostra angosciosa immaginazione. Ripercorriamo e rivalorizziamo la lunga storia dell’Occidente. Non accettiamo passivamente tutte le culture differenti, ma scopriamole, confrontiamole con la nostra, nella posizione di ascoltatori critici e tolleranti.
Noi siamo quello che è stata la nostra vita, siamo persone diverse perché i nostri passati sono diversi. La scuola ha dunque una funzione importantissima e deve educare il ragazzo alla conoscenza del passato italiano, della letteratura e delle arti dell’Italia, e guidare l’individuo verso il rispetto della diversità culturale. Non cerchiamo di sostituire la nostra identità, ma riempiamo piuttosto i vuoti. Un’identità  non può essere creata dal nulla, come in un calderone magico. Un’identità va vissuta storicamente per lungo tempo prima di confermarsi come tale, altrimenti rischia di essere velocemente consumata e di lasciare dietro di sè solo quel senso di vuoto e quell’ansia esistenziale che potrebbero diventare gli indicatori tipici della nostra civiltà.
Pensiamo a questa crisi di identità come una grande opportunità e risorsa, che ci porterà, ad una consapevolezza ancora più forte del grande valore dell’uomo come individuo, come persona, come italiano, come europeo, come cittadino del mondo. Sentiamoci tutti, senza etnocentrismi come recita il motto dell’Unione Europea, “UNITI NELLA DIVERSITA’”.