Non lubet mihi deplorare vitam, quod multi et ii docti saepe fecerunt, neque me vixisse paenitet, quoniam ita vixi ut

existimem me non frustra natum esse et ex vita ita discedo tamquam ex hospitio, non tamquam e domo. Natura enim deversorium

commorandi, non habitandi, nobis dedit. O praeclarum diem, cum in illud divinum animorum concilium coetumque proficiscar cumque

ex hac turba et colluvione discedam! Proficiscar enim non solum ad eos viros de quibus ante dixi, verum etiam ad Catonem meum;

quo nemo vir melior natus est, nemo pietate praestantior; cuius corpus a me est crematum, animus vero me non deseruit, sed me

respectans, in ea loca discessit quo mihi ipsi est veniendum. Itaque Catonis mortem fortiter ferre visus sum, non quo aequo

animo ferrem, sed quia me ipse consolabar existimans non longinquum inter nos digressum et discessum fore.

Traduzione

Non mi piace piangere sulla vita umana, cosa che molti, e persino colti, hanno spesso fatto, e non mi pento

di aver vissuto, poiché ho vissuto così da pensare di non essere nato invano e lascio la vita come si lascia un albergo, non

come si lascia una casa. La natura, infatti, ci ha dato un alloggio per sostare, non per abitare stabilmente. O che giorno

magnifico, quando partirò alla volta di quel divino consesso e riunione di anime, e quando me ne andrò da questa folla e da

questo fango! Andrò infatti non solo da quegli uomini di cui ho parlato prima, ma anche dal mio Catone (si tratta di Catone

iunior, il figlio), di cui nessum uomo è nato migliore, nessuno più insigne nella devozione verso il padre; il suo corpo è

stato da me cremato, ma la sua anima non mi ha abbandonato bensì, voltandosi a guardarmi, se n’è andata in quei luoghi dove

io stesso devo andare. Così, è sembrato che io sopportassi coraggiosamente la morte di Catone non perché la sopportassi con

animo sereno, ma perché mi consolavo pensando che la lontananza e la separazione tra noi non sarebbero state lunghe.